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Dell'assedio di Porto Ercole senese et altra historia
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> La storia di Porto Ercole
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Morgana
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MessaggioInviato: Dom Nov 14, 2010 10:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Continua continua nick!! Very Happy
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jacksette
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MessaggioInviato: Lun Nov 15, 2010 1:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

finche ce n'hai.....scrivi.......io ti leggo
il GRAZIE era xchè MI PIACE Wink
Ciao J7
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Prima di GUARDARE si deve riuscire a VEDERE Wink
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stefanobread
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MessaggioInviato: Lun Nov 15, 2010 3:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Continua continua, stiamo cominciando a prenderci gusto....
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L'unica certezza è che non ci sono certezze!!!
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mediocazurro
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MessaggioInviato: Mar Nov 16, 2010 12:31 am    Oggetto: Rispondi citando

old.nick46 ha scritto:
Com'è, continuo o mi fermo qui?
e che sei stanco???? Wink Wink mi sta appassionando il tuo racconto, ti prego di continuare...

PS. A proposito di buone letture, vorrei rivolgere un appello ad Argentario Futuro ed anche a Cyrano affinché tornino a scrivere che abbiamo bisogno di penne ispirate.
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La bella che è addormentata,
lalalà, lalalà, lalalà
ha un nome che fa paura
libertà libertà libertà

Riappropriamoci delle parole che vogliono rubarci.
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old.nick46
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MessaggioInviato: Mar Nov 16, 2010 1:02 pm    Oggetto: Storia di Porto Ercole - Capitolo Ottavo - Prima parte Rispondi citando

CAPITOLO OTTAVO
Porto Ercole nell' Antichità da Roma a Siena
( Impero, Papato e Aldobrandeschi )

Nel secolo IX° si afferma in Maremma il dominio dei conti Aldobrandeschi.
Molti storici hanno tentato, nel passato, di accertarne le origini: Chi li ha ritenuti di origine Salica, ovvero Franca e chi di origine Longobarda.
Il Marrara propende per la prima ipotesi; in quanto fu Ludovico II°, imperatore carolingio, ad investire gli Aldobrandeschi dei loro feudi.
Per quale motivo gli Aldobrandeschi si ritrovarono in Maremma?
Ciò avvenne per mezzo di una permuta di grande importanza: gli Aldobrandeschi cedettero, al Vescovado di Lucca, i beni che avevano nelle vicinanze della città e contemporaneamente ricevettero i beni che il Vescovado possedeva in Maremma.
I beni oggetto della permuta, rogata dal notaio Aldafrido, riguardavano i territori di Sovana e Roselle. Così in quel fatidico 9 ottobre dell' anno 862, nasceva in Maremma la Contea Aldobrandesca che confinava a sud con il Comitato di Ansedonia di proprietà del Monastero di S. Anastasio ad Aquas Salvias.
Il Comitato di Ansedonia ricco di pascoli e bestiame, ulivi, vigne e grano nella tenute della Marsiliana e del Tricosto; con le lagune di Orbetello e Burano: pescose quanto mai; con il sale ricavato dalle saline alla foce del fiume Albegna; con le miniere di Monte Argentario e l'attività portuale di Portus Herculis e di Portus Feniliae, faceva gola a molti.
Non solo per vari motivi al Papato ed all' Impero ma, anche e lo vedremo in seguito, agli Aldobrandeschi, alla Repubblica di Pisa, ai comuni di Firenze, Orvieto e Siena ed agli Orsini.
Il Comitato di Ansedonia, a seguito di guerra e trattati, affitti ed enfiteusi, passò dall'uno all'altro dei contendenti, come in seguito vedremo.
Il 10 luglio 1161, papa Alessandro III°, con Bolla Solenne, concede a Baldinone, abate di S. Anastasio, terre e castelli nella Tuscia - .... item totam possessionem Tusciae in qua civita Anxidonia posita est, et castrum quod Orbitellum vocatur, castrum quoque Trecosti, castrum Caparbi, castrum Maxiliani, et castrum Serpene et alia Castra, ecclesias, Stagna, Lacus, Silvas et Montem Argentarium sicut per antiquum privilegium gloriose memoriem Caroli Imperatori designate esse noscuntur, item insulam Gilij et aliam insulam qui appellatur Jannuti.... - ( Credo che il testo sia facilmente comprensibile almeno per quanto riguarda le località; per castrum Serpene si intende il castello di Scerpena. Questa Bolla Papale è il primo documento che citi la Donazione Carolina.)
A questa Bolla fa da contraltare la Dieta del 9luglio 1162, con la quale l' Imperatore Federico I° Barbarossa concede alla repubblica di Pisa tutta la costa tirrenica da Porto Venere a Civitavecchia.
Il 5 aprile 1188, papa Clemente III°, con Bolla diretta a Ranieri, Priore della Chiesa di Sovana ed ai suoi Canonici, pone sotto la protezione di S: Pietro e sua i beni di questa chiesa, integrandoli con i proventi della pesca e del mulino di Orbetello che gli erano stati donati da tale Bosnina di Montemorelli.
Nel 1191, l'imperatore Enrico VI°, figlio di Federico Barabarossa, conferma ai Pisani i benefici concessi dal padre.
Il 24 giugno 1216, il conte Ildebrandino IX° Aldobrandeschi per grazia di Dio conte palatino, volendo eseguire tutti gli ordini della città di Orvieto, conviene con Giovanni Giudice, Console romano e Podestà di Orvieto e con Masuccio Bretoldi Camarlingo, di concedere tutte le terre che il padre Ildebrandino VIII° possedette e che ora sono da lui possedute; le quali si trovano incluse dentro i confini cosi descritti: - ....sicut mittim flumen quod oritur ad Roccam ( Roccalbegna ) que vocatur Albingna ( Albegna ), et mictim ad pedem Saturne (che scorre ai piedi di Saturnia ) et mictit ad pedem Maxiliani ( Marsiliana ), te mictit in mare, et partitur in Montem Amiatam, et mictit inter confines castrum Abatie ( Abbadia S.Salvatore ) et Planum Castangrarii ( PianCastagnaio ) usque ad stratam Francigenam et sicut mictit in mare, cun districtu Corneti ( Tarquinia ) excepto Monte Alto ( Montalto ), qui stat ad mandatum Domini Pape ....-
Così, nel 1216, anche il comune di Orbieto riesce ad avere il suo sbocco al mare ed i territori compresi fra il fiume Albegna, il Monte Amiata, la via Francigena, l' odierna Tarquinia ed il mare. [/u]
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MessaggioInviato: Mar Nov 16, 2010 10:53 pm    Oggetto: LA STORIA DI PORTO ERCOLE - CAPITOLO OTTAVO - PARTE SECONDA Rispondi citando

Tra il 22 ed il 29 ottobre dello stesso anno, la Contea Aldobrandesca, viene divisa fra i quattro figli di Ildebrandino VIII°. Con gli auspici del comune di Orvieto e con atto rogato dal notaio lateranense Nicola: Ildebrandino IX°; Bonifazio, primo conte di Santa Fiora; Guglielmo, primo conte di Sovana e Pitigliano ed Idebrandino Minore si dividono i possedimenti del padre. A noi interessano quelli che andranno a Guglielmo
e che sono i seguenti: Manciano, Stachilasi ( Stachilagi ), Marsiliana, Orbetello, Castello Argentario ( Porto Ercole ), Giglio, Tricosto, Capalbio, Capita e Monte Acuto ( Montauto ).
A questo punto della storia i giochi sembrerebbero fatti: Porto Ercole ed il Comitato di Ansedonia dovrebbero essere in saldo possesso di Guglielmo Aldobrandeschi, il quale, però, ha fatto, come suol dirsi, i conti senza l' oste e quali conti!!!!
Nell' anno 1220, Federico II° imperatore e re di Sicilia conferma alla Repubblica di Pisa i privilegi ad essa concessi dal Barbarossa e riaffermati dal figlio Enrico VI°.
Nella Dieta dell' 8 dicembre, i' Imperatore, riconosciuta la fedeltà del popolo pisano: - ... unde quia Pisani Cives universi nostri fedelissimi, et imperio semper devotissimi, pro suis magnifici et multiplicibus servitiis, que ad probationem et commendationem fidei sue et inclite memorie Avo nostro Federico, et patri nostro Henrico, Divis imperatoribus, .... inde est,
quod Nos Federicus Secundus, dei Gratia Romanorum Imperator, et Siciliae rex, damus et concedimus tibi Bonacurtio de Tahenriciis de Cane, Pisanorum Potestati recipienyi pro Civitate Pisana, .... inde a Scarlinium, et sicut trait marina ad Portum Herculis... et concedimus et damus vobis in feudum litus maris.... et quod in eo nobis pertinet a Civitate Vecla usque ad Portum Veneris. ( Federico II° viste la fedeltà e e l'obbedienza dei Pisani, memore dei privilegi concessi dal nonno e dal padre, conferma gli stessi a Bonacurzio Podestà di Pisa ).
Nel 1241, Federico II° fa occupare le terre del conte Guglielmo Aldobrandeschi e, quindi, anche il Comitato di Ansedonia, da un esercito guidato dal vicario imperiale Pandolfo da Fasanella.
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MessaggioInviato: Mer Nov 17, 2010 1:43 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo Ottavo - Parte Terza Rispondi citando

L' 11 dicembre 1243, papa Innocenzo IV°, nel riaffermare la sovranità del Patrimonio di San Pietro sulle terre occupate dagli Imperiali, accorda a Guglielmo di non pagare alcun censo ( affitto ) per le proprietà che l' Abate di S.Anastasio aveva locato al suo avo Ildebrandino, fin quando esse saranno occupate.
Il 16 gennaio 1244, lo stesso Papa ingiunge a Bonfiglio, vescovo di Siena, di vietare ai mercanti senesi di prendere in pegno, dall'Imperatore, castelli o redditi provenienti dal Comitato Aldobrandesco.
Nel frattempo si fa avanti un altro protagonista di questo periodo storico: il Comune di Firenze di tradizione guelfa, alleato del Papa e sempre in guerra contro l' Imperatore, Siena, Pisa e gli altri comuni ghibellini.
Il conte Guglielmo, impelagato anche lui in queste guerre, dovette fare buon viso a cattiva sorte e, il 30 aprile 1251, nella chiesa di Santa Reparata a Firenze, stipulò patti con i Fiorentini, in base ai quali consentiva loro, oltre all' asservimento del passaggio per tutta la Contea, anche l'uso dei porti di Talamone e di Porto Ercole.
In seguito alla sconfitta di Montaperti ed al trattato di pace tra Siena e Firenze del 22 novembre 1260, i Fiorentini rinunciavano a tutti i diritti acquisiti sulla Contea Aldobrandesca.
Il 20 maggio 1269 Elia, procuratore dell' Abate e dei monaci delle Tre Fontane, concede in enfiteusi ( diritto reale di godimento su una proprietà altrui ), per l'annuo canone di 15 libbre di provvisini ( moneta coniata per la prima volta a Provins, nel nord-est della Francia, dai conti di Champagne ), la città di Ansedonia con tutti i suoi possedimenti, ad eccezione di Stachilagi e dell' Abbadia della selva, a Ildebrandino il Rosso conte di Sovana e Pitigliano ed in mancanza di figli o di nipoti maschi alla figlia Margherita.
L' enfiteusi comprende: - .... Civitatem que dicitue Ansedonia insimul cum porto qui vocatur Fenilia, item et portum qui vocatur Erculis iuxta Montem Argentarium .... - All' atto della stipulazione del contratto il conte Ildebrandino sborsò a frate Elias 200 libbre di provvisini.
Il 2 agosto 1271, lo stesso Conte invia a Siena una lettera con la quale concede a tutti i mercanti senesi, ed a qualunque altro da Siena, di poter portare grano e qualsiasi genere di vettovaglie, o per mare o per terra, fuori dalla Contea, salvi i diritti di pedaggio e quant'altro.
Nel 1274 si ha una ennesima divisione del Comitato Aldobrandesco a causa di una convenzione stipulata fra il conte Ildebrandino del fu Guglielmo da Sovana ed il conte Ildebrandino del fu Bonifazio da Santa Fiora.
L' 11 dicembre, con atto rogato da Pelistro del fu Spaziano, notaro orbetellano, il Monte Argentario viene confermato sotto il dominio di Ildebrandino detto il Rosso conte di Sovana.
L'11 marzo 1276, l' abate di S. Anastasio conferma, in enfiteusi, a Margherita Aldobrandeschi, erede del conte di Sovana e Pitigliano, i vari beni che, nell' Agro Orbetellano, erano posseduti dal Monastero e che erano stati concessi al padre Ildebrandino il Rosso nell' anno 1269.
A questo punto della narrazione credo doveroso parlare della bella contessa Margherita Aldobrandeschi, la cui vita è stata oggetto di numerose leggende inframmezzate a fatti storicamente accertati.
Margherità sposò, giovanissima, Guido di Monfort, Vicario Angioino in Toscana, cugino del re d' Inghilterra e del re delle due Sicilie.
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MessaggioInviato: Mer Nov 17, 2010 6:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Castello Argentario....mi piace Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy
ma Porto Ercole....mi piace di più Very Happy
Ciao J7
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Prima di GUARDARE si deve riuscire a VEDERE Wink
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MessaggioInviato: Mer Nov 17, 2010 8:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Old è uno spettacolo quello che stai facendo!!!
GRAZIE !!! Wink Wink
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MEGLIO N'VIDIATI,CHE COMPATITI

PER OGNI DUBBIO C'E' UNA PORTA CHIUSA,MA OGNI PORTA HA LE SUE CHIAVI!!!!!

ARMADA INVINCIBLE DELL'ACQUADOLCE VINCITORI DELLA CACCIA AL TESORO 2008 E 2014!!!!

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MessaggioInviato: Gio Nov 18, 2010 11:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Old, sei un mitoooooo!!! Wink
Non fermarti, eh?
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Vivere senza tentare significa rimanere col dubbio che ce l'avresti fatta. (J.M.)
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MessaggioInviato: Gio Nov 18, 2010 7:47 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo Ottavo - Parte Quarta Rispondi citando

( L' anno in cui l'abate di S.Anastasio conferma i enfiteusi a Margherita Aldobrandeschi i possedimenti è il 1286 e non il 1276 come indicato nella Terza Parte )

CAPITOLO OTTAVO
(Parte Quarta)

Margherita sposò giovanissima nel 1270, quando aveva 15 anni, Guido di Monfort, Vicario Angioino in Toscana, cugino del re d' Inghilterra e del re delle Due Sicilie.
Il 13 marzo del 1271, Guido ed il fratello Simone, per vendicare il padre, uccisero a Viterbo, nella chiesa di San Silvestro ( oggi del Gesù ), il principe Enrico di Cornovaglia.
Questo crimine così orrendo colpì fortemente l'immaginazione popolare tanto che, trent'anni più tardi Dante lo rievocherà nella Divina Commedia dove Guido è collocato all' Inferno:
- Mostrocci un'ombra da l'un canto sola
dicendo: - Colui fesse in grembo a Dio
lo cor ché n su Tamisi ancor si cola. -
( Inferno, canto XII, versi 118 e seg. ).
Nel marzo del 1273, Guido fu scomunicato da papa Gregorio X° e dovette abbandonare Margherita e cercare rifugio lontano da Sovana.
L' anno dopo il medesimo Papa gli tolse la scomunica e Guido rientrò nelle grazie dello stesso e del re delle Due Sicilie Carlo d' Angiò.
Nel 1287, alla morte di re Carlo d'Angiò, una flotta francese, comandata da Filippo di Fiandra, gettò le ancore nella rada dell' Argentario: era diretta in Sicilia per portare aiuti a Roberto d' Artois, reggente di Sicilia ed imbercò anche soldati provenienti dalla Contea di Sovana e di Pitigliano.
Questa flotta si scontrò il 23 giugno, nel golfo di Napoli, con la flotta aragonese comandata da Ruggero di Lauria. La flotta francese ebbe la peggio e numerose navi vennero affondate; fra i prigionieri anche Guido di Monfort che fu rinchiuso nel carcere di Messina.
Due anni dopo si diffuse la notizia della morte di Guido. Margherita, credendosi vedova e avendo la necessità di avere un uomo che difendesse lei e la Contea dalle mire degli Orvietani e dei Conti di Santa Fiora, sposò Nello di Mangiante Pannocchieschi, conte della Pietra il quale, secondo alcuni storici, uccise la moglie Pia per sposare Margherita.
Dante, al quale non sfuggiva niente, ricorda Pia nella Divina Commedia:
ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma;
salsi colui che' nnanellata pria
disposando m' avea con la sua gemma.
( Purgatorio, Canto V, versi 138 e seg. )
Ma Guido non è morto ed il matrimonio contratto con Nello non ha valore e la convivenza di Margherita con lui diventa illecita. Nonostante un figlio i due si allontanano.
La vera morte di Guido, avvenuta nel 1292, consente alla Contessa di sposare Orso Orsini; l'anno dopo la figlia Anastasia sposerà Romano Orsini dando così origine alla stirpe dei Conti Orsini di Pitigliano.
Bisogna dire che Margherita non ha fortuna con i mariti: infatti, anche Orso muore e la contessa sposerà, nel 1296, Loffredo o Goffredo Caetani, nipote di papa Bonifacio VIII° ( quello dello schiaffo di Anagni ) il quale, l'anno dopo, dichiarerà non valido il matrimonio a causa della bigamia di Margherita al momento della sua unione con Nello Pannocchieschi.
La vera causa dello scioglimento è dovuta alle mire del Papa sui possedimenti Aldobrandeschi da trasferire in toto allo scioperato nipote Loffredo ed alla famiglia Caetani.
Nel 1299, l'ultima erede della gloriosa stirpe Aldobrandesca sposa il cugino Guido conte di Santa Fiora.
Il 12 marzo del 1303, l' Abate ed il priore del monastero di S. Anastasio concedono in enfiteusi a Benedetto Caetani, per il censo annuo di 15 libbre di provisini: Ansedonia con il porto di Feniglia e di Ercole; il monte Giglio con la Rocca; l' isola di Giannutri con i diritti sul mare; Monte Argentario; i castelli di Orbetello, Marsiliana, Tricosto, Capalbio, Montauto, Monteti e Scerpena con i loro territori e dipendenze di cui Bonifacio VIII° aveva privato Margherita Aldobrandeschi - propter demerita culpa set excessus ipsius Margarithe et ex causis legitimis -.
Approfittando della situazione venutasi a creare con la morte del Papa, gli Orvietani, nell' ottobre - novembre 1303, conquistano tutta la Contea di Sovana dislocando forti presidi nei castelli e nelle terre sottomesse.
Finalmente, all' inizio del 1313, le truppe della contessa Margherita, guidate dal consuocero Gentile Orsini, cacciarono la guardia orvietana da Pitigliano e da Sovana ed iniziarono la riconquista della Contea Aldobrandesca. le truppe orvietane che assediavano Orbetello, difeso da Ugolinuccio da Montemerano, si ammutinarono ed i loro capitani dovettero togliere l' assedio. Ciò consentì a Margherita di riconquistare tutti i possedimenti compreso il Comitato di Ansedonia con Porto Ercole ed il Monte Argentario.
Dopo questi fatti, la contessa Margherita Aldobrandeschi esce dalla storia per entrare nella leggenda.
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MessaggioInviato: Gio Nov 18, 2010 10:48 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo Nono - Parte Prima Rispondi citando

CAPITOLO NONO
Porto Ercole nell' Antichità
( Siena )

Nel capitolo precedente abbiamo visto come Siena, in seguito al trattato con gli Aldobrandeschi, ebbe la possibilità di poter effettuare, con i suoi mercati, traffici e commercio attraversando la Contea.
Con l'acquisto di Talamone la Repubblica ha, finalmente, il suo sbocco al mare che, però, non è sufficiente per le sue necessità. Le mire senesi sono rivolte a Porto Ercole ed ai beni e possedimenti dell' Abbazia delle Tre Fontane, i quali, al momento, sono in enfiteusi ai conti Orsini: eredi degli Aldobrandeschi di Sovana e Pitigliano.
Durante la guerra tra gli Orsini ed Orvieto, i conti Sforza di Santa Fiora occupano i castelli di Marsiliana e Stachilagi ma, non appena la guerra finisce, gli Orsini contendono agli Sforza le terre da questi occupate costringendoli a chiedere protezione a Siena.
Che la Balzana avesse un grande interesse verso il Comitato di Ansedonia
è testimoniato dalla relazione di Simone di Giacomo Tondi, il quale, su incarico del Governo dei Nove, fu inviato per i domini senesi al fine di controllarne le strade, i ponti, le fonti ed i porti e tutto quello che potesse servire alle comodità di mercanti e viaggiatori ed a un più rapido spostamento di truppe in caso di necessità.
Il Tondi, passando anche per il Comitato di Ansedonia descrive i luoghi.
Nella relazione, dopo aver parlato di orbetello, della sua posizione strategica, della sua difendibilità e della sua laguna, si sofferma su Porto Ercole e sul Monte Argentario in particolare, descrivendo quest'ultimo come: - luogo di molta stima, con miniere d' oro e vene d' argento, dalle quali il monte prende il nome, e sale minerale. Vi crescono, fra l' altro, numerose erbe molto apprezzate dai medici, e fra le principali: il Turbith, il Bennigro, la Peonia, il rapontico e la Brascamarina ( Soldanella ), ma le
più sono ignote, perché il timore dei corsari che sostano nelle sue insenature, vieta agli Herbatori ed ai Botanici la pratica di quel luogo. -
( A proposito delle erbe citate vedasi l' Appendice Quarta.... naturalmente quando ve la proporrò ).
La relazione del Tondi non sarebbe, forse, sufficiente a far capire al lettore
l' importanza dei nostri luoghi ma, ecco venirci in aiuto un episodio della
" Cronaca " di agnolo di Tura, il quale così narra: - Benuccio di Giovanni Salimbeni, l'anno 1338, aveva colto grande quantità di argento e rame
( intendesi monete ), essendo venuto all' usato il grande mercadante di Soria a Porto Ercole, con quantità di seta, tutte furono comprate per detto
Bennuccio, e pagate d' argento e di rame e di denari ( moneta medievale coniata per la prima volta da Carlo Magno ) le mercanzie di sotto, cioè: panni di seta con foglio d'oro... sciamiti di tutti i colori...cinture di seta e d'oro alla foggia soriana...borse da sposa d'oro e di seta... frontelle, cordoni e seta da cucire... bandi da conti e fioretti da sposa ... per la somma di 133.000 fiorini ( moneta d'oro di gr. 3,54 coniata per la prima volta a Firenze nel 1252. Il nome deriva dal giglio rappresentato al dritto della moneta. Si coniarono, con questo nome, anche monete in argento ).
E tutte le predette mercanzie furono condotte a Siena, alla casa Salimbeni, donde il popolo di Siena, come cose grandi e nuove, andò a vedere -
Questa cronaca testimonia come, nel XIV° secolo, Porto Ercole fosse diventato un Emporio ed un importante scalo di merci: un tramite per il commercio fra Oriente ed Occidente.
Infatti il cronista narra come il grande Mercante di Soria ( si intendeva l' Oriente in generale ) era venuto a portare merci: come era solito fare.
Ma riprendiamo la nostra narrazione.
Nei giorni dall' 11 al 17 ottobre 1339, i conti di Santa Fiora, Jacomo e Pietro del fu Bonifazio, sottomettono al comune di Siena, in cambio della protezione dagli Orsini di Pitigliano, le terre ed i castelli di Selvena, Capalbio, Montebono, Scerpena, Magliano, la metà del Collecchio, Scansano, samprugnano e l' isola del Giglio. I conti Guido e Stefano del fu Ildebrandino Novello cedono: Petreto, Stachilagi, la metà di Santa Fiora e la metà di Morrano.
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MessaggioInviato: Ven Nov 19, 2010 11:40 am    Oggetto: Storia di Porto Ercole - Capitolo Nono - Parte Seconda Rispondi citando

Il Comitato di Ansedonia rimarra, nel suo complesso, un miraggio per la famelica Lupa Senese.
Il 19 maggio 1359, infatti, il reverebdo priore don Bernardo del monastero di S.Anastasio, rinnova a Niccolò ed Aldobrandino Orsini, conti di Pitigliano e Sovana, la locazione di Ansedonia, Porto Fenilia, Porto d' Ercole, Monte Argentario, Giannutri, ecc. ecc.
Fra il 1339 ed il 1399, Siena afferma sempre di più la sua presenza nella Marittima: da Abbadia San salvatore a grosseto; da Magliano ad Arcidosso; da Talamone a Campagnatico, a Montepescali, a Marsiliana, la Repubblica della Balzana acquista, conquista, detta disposizioni per la custodia, la difesa, la bonifica ed il ripopolamento della Maremma.
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MessaggioInviato: Ven Nov 19, 2010 1:52 pm    Oggetto: Storia di Porto Ercole - Capitolo Decimo - Prima parte Rispondi citando

CAPITOLO DECIMO
Porto Ercole nell' Antichità
( IL XV° Secolo )

Tra la fine del secolo XIV° e l' inizio del XV° si verificò, in Europa, un avvenimento di grande importanza storico-religiosa: " Lo Scisma d' Occidente ".
Nel 1377 papa Gregorio XI°, che si trovava ad Avignone nel sud della Francia, fu convinto da S. Caterina da Siena e da Francesco Petrarca, ma più ancora dalla situazione in cui si trovava il Patrimonio di S.Pietro governato da Legati francesi, a riportare il Papato a Roma.
Nello stesso anno Gregorio, tornato a Roma di malavoglia, morì e fu eletto Urbano VI° che, tra l'altro, aumentò il numero dei Cardinali: in modo da ridare agli Italiani ed a se stesso la maggioranza in Conclave.
I Cardinali francesi, visto compromesso il proprio primato, si riunirono ad Anagni e invalidarono l' elezione di Urbano. Poi, il 20 settembre 1378, ad Avignone, elessero papa Clemente VII°; la sua elezione venne riconosciuta dal re di Francia e da quelli di Spagna, Napoli e Scozia. Il resto dell' Europa rimase fedele ad Urbano. Iniziò, così, il Grande Scisma che per decenni doveva fare della Chiesa e dell' Italia un campo di battaglia e che ebbe termine con l' elezione a Papa di Martino V° avvenuta nel 1418.
Nel 1409, anno dal quale riprendiamo la narrazione, dopo varie alleanze e giri di valzer che coinvolsero tutti, gli schieramenti in campo erano i seguenti: da un lato il re di Francia Carlo VI°, l'antipapa Benedetto XIII°, il duca d' Angiò Luigi II° ( erede di Luigi I° nominalmente re di Napoli dal 1381 ), Siena e Firenze; dall' altro lato erano schierati: Ladislao d' Angiò -
Durazzo, re di Napoli in quanto erede di Carlo III° e di Margherita di Durazzo, Genova ed il papa Gregorio XVI°.
Dopo alterne vicende, Ladislao, occupati con il suo esercito Orbetello ed il Monte Argentario e con la sua flotta Porto Ercole, si spinse fin sotto le mura di Siena. Nel frattempo le flotte riunite di Napoli e genova sconfissero quella francese alla Meloria ed i genovesi occuparono Talamone.
Nel 1411 Ladislao siglava la pace con Firenze e Siena. Poi, nel giugno del 1412 l'antipapa Giovanni XXIII° riconosce Ladislao re di Napoli ed i due firmano la pace.
Nel 1414 Ladislao muore: forse avvelenato. Con lui finisce il sogno che aveva accarezzato a lungo, cioè di unificare l' Italia sotto un unico sovrano.
Tra il 1416 ed il 1417, nonostante il trattato di quattro anni prima, fra Siena e gli Orsini di Pitigliano scoppiò, inevitabilmente visti gli interessi che le due parti avevano in Maremma, una guerra, al termine della quale la Repubblica senese si riprese Capalbio, Manciano, Tricosto ed altre terre occupate dagli Orsini al tempo di Ladislao.
Nel 1441 Siena dette in concessione il Monte argentario al cavaliere veneziano Agnolo Morosini, con l'obbligo di edificarvi un sistema di fortificazioni. Il venir meno agli impegni assunti, indussero la Repubblica a ritirargli la concessione
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MessaggioInviato: Ven Nov 19, 2010 8:11 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo Decimo - Parte Seconda Rispondi citando

Nello stesso anno il condottiero Simonetto da Castel san Pietro, generale delle armate papali, devastò il Senese, rubò bestiame e rientrò tranquillamente nello Stato della Chiesa. Credendo facile riprovarci, il Simonetto invase questa volta la Maremma; i Senesi non si fecero trovare impreparati: al termine di una lunga battaglia lo sconfissero e lo ricacciarono oltre i confini.
Approfittando di questa congiuntura favorevole, Aldobrandino Orsini fece una incursione sul Monte Argentario e, mentre una parte delle sue truppe teneva impegnata la guarnigione di Porto Ercole, predò e portò con se numeroso bestiame che pascolava in quei luoghi.
Il lettore non deve dimenticare che in quel periodo l'Agro Cosano, ancora di proprietà del monastero di S.Anastasio, era in affitto agli Orsini che poi lo avevano ceduto ai Senesi.
Nel 1442 Aldobrandino si riconosce feudatario di Siena.
In questo frattempo Siena, preoccupata per le incursioni ed i danni che al Monte Argentario ed alle terre limitrofe causavano pirati e corsari, volle costruire una fortezza che tutelasse l' incolumità di Porto S.Stefano, della valle del Cocomero e di Santa Liberata. Parte della spesa fu sostenuta dalla Comunità di Orbetello. Questa torre è quella denominata dell' Argentiera che ancora oggi, ben restaurata, domina la valle del Campone e la Costa di Teva. Da questo edificio, visibile da Talamone e dalle Saline, era possibile avvisare dell' arrivo dei pirati.
Nel 1452, con atto rogato dal notaio ser Pietro Millino dei Millini, redatto in seguito ad un lodo del pontefice Niccolò V°, Bernardo abate del Monastero delle Tre Fontane, dichiarò decaduti i conti Orsini dalle città e terre di: Sovana, Ansedonia, Orbetello, Porto Ercole, Marsiliana, Capalbio ed altri che passarono definitivamente allo Stato Senese. L' accordo venne ratificato nel 1459 da Papa Pio II°, al secolo Enea Silvio Piccolomini, nativo di Monticchiello ( Pienza ) e cittadino senese.
Finalmente Siena entrava in possesso di quelle terre che aveva agognato per secoli.
A questo proposito mi sia concesso di aprire un parentesi: secondo alcuni studiosi Porto Ercole era già senese fino dal 1425 anno in cui alcuni cittadini della Repubblica avanzarono istanza al Consiglio del Popolo, perché venisse stanziata la somma di cinquanta fiorini per portare a compimento una torre a Porto Ercole - con un poco di circuito da piè del porto -; la detta torre era stata iniziata dal conte Bertoldo Orsini e si trovava ad un soddisfacente stato dei lavori.
Questa notizie correggono ciò che di Porto Ercole scrive il Repetti nel " Dizionario Storico della Toscana ".
Nell' ottobre del 1455, durante la guerra che vide coinvolti Siena, lo Stato della Chiesa ed il Ducato di Milano, il condottiero Jacopo Piccinino con 1.000 cavalieri e 1.000 fanti entrò in Orbetello, favorito dal tradimento di tale Luca Schiavo che lo introdusse nella città dopo che questa era stata raggiunta via mare.
Il Piccinino vi si appropriò di una notevole quantità di sale, valutata intorno ai 30.000 ducati, che poi cedette ai nemici in cambio di viveri. A sua volta il condottiero venne assediato in Orbetello e sul Monte Argentario. La sua situazione si faceva sempre più grave: gli erano rimasti solo 60 cavalli da utilizzare in combattimento; anche fra gli assedianti, proprio per gli stessi motivi ( malaria e carenza di vettovaglie e foraggio ), la situazione non era migliore.
Infine, nella primavera del 1456, in seguito alla pace raggiunta, il Piccinino
si allontanò da Orbetello e dal Monte Argentario lasciandovi un presidio che vi rimase per tutta l'estate e parte dell' autunno.
Nel 1456, Siena, non avendo molte risorse finanziarie da destinare a Porto Ercole, al fine di provvedere alla sua sistemazione, inviò dei condannati i quali, dopo un servizio di sei mesi venivano liberati.
Nel 1460 i mercanti senesi Jacopo di Giovanni di ser Minoccio e Pietro Benassi, con alcuni loro consociati, ottengono in affitto Porto Ercole ed il Monte Argentario.
Nel periodo che va dal 1464 al 1474, gruppi di coloni, provenienti dall' Italia settentrinale, vengono inviati a Porto Ercole per abitarla e lavorarne le terre; insomma per ricolonizzarla essendo il sito completamente abbandonato.
Nel 1474, Porto Ercole passa direttamente sotto il governo della repubblica Senese, con una propria amministrazione. Nel 1487 risulta sede di Podesteria: quell'anno vi si svolgono le elezioni per la nomina del Podestà e dei funzionari, eletti tramite imbussolamento dei nomi ed estrazione a sorte da parte dei Consigli Generali o dal Popolo di Siena.
Non era molto appetibile venire a Porto Ercole attraversando la Maremma di quei tempi: infatti gli ufficiali addetti alla sorveglianza sulla produzione del vino e sulla colivazione dei terreni,nonostante gli ordini avuti a tale riguardo, chiedono di rimandare il viaggio - per suspicione de la mala aria de la Maremma et per rispecto de lo pantano, perché hanno sospetto di tante infirmarie (malattie) quali sono al presente maxime in Maremma. -
Durante la guerra tra Carlo VIII° di Francia e Ferdinando I° di Napoli (1494 - 1496), una flotta napoletana, comandata da don Federico d' Aragona, fratello del re di Napoli, fece scalo a Porto Ercole. Questa armata navale fu sconfitta dalla flotta francese a capo della quale stava il duca di Orleans. Questa vittoria aprì a Carlo VIII° la strada per Napoli. Carlo, resosi conto dell' importanza militare e commerciale di Porto Ercole e di Talamone, li chiese in garanzia a Siena.
A riprova dell'interesse commerciale di questi due porti per il volume dei traffici che vi si svolgevano, la Repubblica, per venire incontro alle esigenze dei commercianti, dispose che: sulle merci, che i mercanti catalani, portoghesi, francesi e moltissimi altri facevano approdare nei due porti, si pagasse un dazio irrisorio che ammontava ad un mezzo per cento. Nel 1499, nonostante più volte i Senesi avessero trovato dannoso alla prosperità dei loro porti, abbandonarli alla ingordigia di speculatori che si curavano di trarne il maggior guadagno possibile con poca spesa, il Governo della Repubblica cedette, per un decennio, ad Alessandro di Galgano Bichi tutte le entrate di Porto Ercole e di talamone, per la somma di 4.500 fiorini. Poco prima le entrate del Monte Argentario erano state comprate dall' Ospedale di Santa maria della Scala.
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MessaggioInviato: Sab Nov 20, 2010 7:13 pm    Oggetto: Storia Portercole Rispondi citando

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MessaggioInviato: Dom Nov 21, 2010 7:02 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XI° - Parte Prima Rispondi citando

CAPITOLO UNDICESIMO
Porto Ercole nell' Antichità
Il Secolo XVI° - Gli ultimi anni di Porto Ercole Senese

Nel 1507, le entrate e le rendite di Porto Ercole furono vendute, per quaranta anni e con la possibilità di riconferma per altri cinquanta, al facoltoso mercante senese Agostino Chigi, il quale vi fece costruire numerosi magazzini per le merci in transito. L' anno dopo il Monte Argentario diventa feudo personale di Pandolfo Petrucci: l' uomo forte di quei tempi.
Nel 1526, durante la guerra tra Siena e Firenze alleata di papa Clemente VII° Medici (da non confondere con l'antipapa più sopra ricordato), l'ammiraglio Andrea Doria, comandante la flotta papalina, occupò senza difficoltà Orbetello, Porto Ercole e Talamone. Di questa situazione approfittò il Conte di Pitigliano per effettuare scorrerie, predare ed occupare Manciano e Montemerano.
Dopo avere sconfitto gli alleati fuori Porta Camollia (vedasi il primo capitolo), Siena inviò truppe al comando di Filippo Malavolti per riconquistare quei paesi e tentare di invadere la Contea Ursinea.
Nel contempo il commissario Francesco Politi con altre truppe guidate dai capitani Anastasio Desiderio e Bartolomeo Corsini, rioccupava Orbetello, Talamone e Porto Ercole. IIn questa impresa si distinse il capitano Cencio
Corso che ne ebbe degna ricompensa.
Nel corso degli anni 1540/1541, la Francia organizzò una congiura per mezzo di un suo agente: il bolognese Ludovico Dell'Armi; questi si appoggiò a Giulio salvi, allora governatore di Porto Ercole, per organizzare un colpo di mano che avrebbe consentito alla flotta francese
di occupare quel porto; a causa di ciò il presidio fu runforzato con soldati spagnoli di fanteria e cavalleria.
Negli anni dal 1532 al 1544, a causa delle numerose incursioni di Turchi e Barbareschi sulle coste italiane, i Senesi provvedettero a meglio rinforzare Orbetello, Porto Ercole e Talamone designando a questo scopo i commissari Girolamo Ballati e Alessandro Guglielmi. E' certo che l' archi
tetto Baldassarre Peruzzi ispezionò quelle fortificazioni e segnalò alla Signoria lo stato di fatiscenza della Rocca o Cassero di Porto Ercole, proponendo un restauto urgente, perché essendo "malfondata e erecta malamente in più luoghi in fra brevissimo tempo se ne andarà tucta in mare" Sappiamo che ai lavori di restauro e di ampliamento della Rocca
lavorarono anche gli architetti Anton Maria Lari, Pietro Cataneo, Giorgio di
Giovanni e lo spagnolo Hernando Dez.
La Rocca era presidiata da soldati spagnoli, mentre il capitano senese Carlo Mannucci con 50 fanti stava a protezione del paese.
Nell'anno 1544, i Turchi, comandati dal rais Ariadeno Barbarossa, dopo avere saccheggiato Talamone si diressero su Porto Ercole e, nonostante la strenua difesa del Mannucci, occuparono il paese. Poi iniziarono a cannoneggiare la Rocca difesa dal capitano Carranza. Questi si arrese quasi subito ed il Barbarossa, dopo avere depredato tutto quello che poteva prendere, compresi gli abitanti da vendersi come schiavi, iniziò ad assediare Orbetello maa, vista la difficoltà dell'impresa, si ritirò.
Ritornati i Senesi a Porto Ercole, furono ripristinate e rinforzate le fortificazioni. Ai cittadini superstiti furono condonati tutti i debiti; furono regalate loro 500 lire e la campana di Monte Lifrè. Inoltre fu concesso ai soli Portercolesi di pter vendere la palma che a quel tempo era molto diffusa e dalla quale si ricavavano numerose utilità: tutto questo come indennizzo per i danni sofferti.
Nel 1547 Sienaa concede in custodia agli Spagnoli le rocche di Orbetello,
Porto Ercole e Talamone, a condizione che giuressero fedeltà alla Repubblica.
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MessaggioInviato: Lun Nov 22, 2010 1:39 pm    Oggetto: Storia di Porto Ercole - capitolo XI° - Parte Seconda Rispondi citando

Sospendiamo per un momento la narrazione per domandarci come, a quei
tempi, il Monte Argentario venisse descritto. Ci serviamo delle testimonianze dello studioso e letterato senese Claudio Tolomei riferendoci ad una lettera scritta, all'amico Gabriello cesano, il 20 giugno 1544 e di una relazione di Francesco Marchi, ingegnere ed architetto militare, che aveva visitato il luogo nel 1548.
Le due testimonianze concordano in tutto e per tutto ma, vediamo prima come lo descrive il Tolomei : - Io non so vedere in Italia luogo più accomodato a ciò del Monte Argentario. ( Il Tolomei fa riferimento alla possibilità di costruire una città sul monte )
Questo è un promontorio in Toscana nel dominio de' senesi, il quale sporta nel mare Tirreno..... Nelle ale del monte vi sono porti l' uno verso Roma, il quale si chiama Porto Ercole, e l'altro verso Pisa si chiama santo Stefano: è questo assai maggiore e più capace dell'altro: perché in questo vi starebbero comodamente settanta o ottanta galee, dove nell'altro non ne capirebbero quindici, e questo porto è così profondo d'acqua che comodissimamente vi può stare ogni grossa nave..... Dalla banda della terra, ai piedi del monte v'è lo stagno d'Orbetello..... Lontano poi otto miglia da Santo Stefano a man destra vi si trova Talamone dove è un altro porto, benché non molto sicuro..... Stendesi poi la campagna, oltre il
lago in larghissimo spazio di fruttifero paese, e da man destra e da man sinistra con molte buone castella, con pianure, colli, valli, selve, prati. Acque e tutte le altre cose desiderabili per sovvenimento di una città.....
Parmi dunque che comodissimo sito per edificarvi una città sia questo del Monte Argentaro.
Perché prima questo monte ha una aria perfettissima, la qual si conosce dalla buona qualità della terra; dalle vaghe ed odorifere erbe, dai frutti che per se stessi vi nascono, dalle chiare e dolci acque che vi sgorgano, da' venti purgati che vi si sentono, e finalmente dalla esperienza di coloro che l'hanno provata.....Nel monte poi vi surgano ( come ho detto ) fonti d'acque chiare e buone, e per tutto vi nascono erbe notabili e rare, e molti albori per se stessi, come olivi, viti, palme e altre buone piante: la qual cosa è gran segno della bontà del paese, e che più? Che dentro al monte proprio v'è una vena d'argento da poterne cavare, e forse così copiosamente, come si faccia a Suoz in Alemagna, e penso che da questa vena d'argento il monte sia chiamato Argentaro; il che più lo dimostra una torre vicino al luogo di questa vena, la quale ancora oggidì si chiama l'Argentarola ove si vedono molte loppie ( scorie ), segno manifesto, che nei tempi addietro vi si è cavato l'argento..... Della terra intorno non dirò altro, se non che tanta è la larghezza e fertilità del paese che ella circonda, che sebben nella Città che si edificasse fossero centomila corpi, nondimeno si potrebbero con molta abbondanza nutrire..... Che non solo sovvenirebbe questo paese largamente di frumento e di biade, ma ancora porgerebbe vini copiosamente, li quali nel monte proprio nascono preziosissimi, e ancora nei tempi nostri son tenuti in gran conto. Che dirò degli olj?, che degli altri frutti?, li quali per la bonta del terreno vi nascono in perfezione e in copia?, lascio dir della comodità delle carni, così selvatiche come domestiche, che nella larghezza dei pascoli, e nel folto dei boschi vi sono sempre abbondantemente e buone. Neppur questo monte e il suo piano soddisferebbero alle cose che son di bisogno agli uomini, ma quelle ancora che son per delicatezze e delizie; conciosiacosaché bellissimi giardini, amenissime ville, e tutte le altre gentilezze vi si farebbero comodamente, che per se stesso vi nascono o viti o olivi e palmette e mortelle, che farebbero poi quando fossero coltivate dall'arte, dalla maestria e dall'ingegno dell' uomo? Quanto nelle acque, certa cosa che nell'alto monte non vi è fiume, ma vi sono fonti di acque eccellenti, ( come ho detto ) che sorgono in diversi luoghi; le quali per bevere e lavare sono buone abbastanza . -
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MessaggioInviato: Mar Nov 23, 2010 2:27 am    Oggetto: l assedio di porto ercole Rispondi citando

.....continuaaa!!
_________________
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MessaggioInviato: Mar Nov 23, 2010 4:59 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XI° - Parte Terza Rispondi citando

Leggiamo ora la descrizione che ne fa il Marchi: - Questa è la figura di quel bellissimo e fortissimo promontorio di Monte Argentario in Toscana. E'
bello lo si può dire perché non ha altri monti vicini che lo sopravanzino, e per la bella vista che egli tiene. Scopre il mare da tre bande, cioè levante, mezzogiorno e ponente; poi dall'altra parte scopre pianure, monti, colli, boschi, pascoli, fiumi, laghi, castelli e villaggi in quantità. Dalli due capi apre due ali che fanno due porti belli e sicuri: l'uno si dice Porto Ercole e l'altro Porto S. Stefano, e in uno e l'altro vi può stare armata di galere, ed è sicuro detto monte dalla parte di terra, perché non vi si può andare, se non per una via stretta un ottovo di miglio. da una banda è bagnato dal mare, dall'altra dallo stagno di Orbetello. Dove potriano entrare le galere,
e questa stretta entrata si può tagliare. Così detto monte restaria isolato con tre porti. Né si può prenderia questo monte per mancanza di acqua.
Questo Argentario è un sito quasi in tutta perfezione per farvi una città nobilissima, e atta a crescere facilmente l' Imperio. Quivi concorrerebbero
li virtuosi da tutte le parti del mondo per la comodità del mare e della terra. In questo monte è il terreno tanto buono, che li fichi, olivi, viti e palmette vi nascono da per se; vi sono boschi di pini e di altri alberi da bruciare, fabbricare casamenti e far legni da solcare il mare. Poi vi è la vena d'argento la quale chi desse opera da cavare, penso la non saria men buono di quello del contado di Tirolo nell'Alemagna. In questo monte vi sono dimolte fonti di acqua bona, e in gran quantità che basteria ad ogni grosso esercito, e popoli, e l'aria è buona.
Evvi in esso piccole colline e pianure, dove sono pascoli bellissimi, vi è gran quantità di carne grossa: cioè buoi, bufali, porci, castrati; vi è gran quantità di fiere selvatiche, massime porci (cinghiali), cervi, caprioli, lepri e tassi; evvi gran copia di fagiani, e più di starne; vi è gran quantità di uccelli di passaggio, come oche selvatiche e anitre, per la comodità dello stagno.
Vi si viene assaissimi gru, tordi e merli, tortore, quaglie, beccafichi, ortolani e rosignoli, ma in tra gli altri uccelli, vi viene due sorti di palombi selvatici, cioè: palombi turchi e palombelle, e tanti insieme passano 50 e sessantamila, qual'è la caccia dilettevole in più modi.
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