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Dell'assedio di Porto Ercole senese et altra historia
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> La storia di Porto Ercole
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MessaggioInviato: Mar Nov 23, 2010 8:18 pm    Oggetto: Storia di Porto Ercole - Capitolo XI° - Parte Quarta Rispondi citando

E il mare che bagna esso monte, produce varj pesci e buonissimi; il medesimo fa lo stagno di Orbetello. Né manca il sale, perciò che li vicino se ne fa una grande quantità, in un luogo chiamato Albegna.
Evvi olio e miele in abbondanza, meloni e zucche, e altri erbaggi in abbondanza; viè l'aria e il terreno tanto appropriato, che produrrai quasi al pari dell' Araba Felice. Adunque se questo monte è così bello e fertile e così forte: non saria fuor di proposito di farvi una grande abitazione di popoli, cioè edificarvi una città. Siccome monsignor Claudio Tolomei scrisse, io concorrerai nella sua opinione per procurare che quelli popoli, che non molto lontano abitano da questo Monte Argentario, le loro abitazioni lasciassero e venissero ad abitarvi.
Adunque in questo monte saria facile a un gran Principe di farvi una città, la quale potria venire in poco tempo grande imperio, e di ricchezza per la comodità dei due porti. Li due porti che sono nel monte si potriano difendere come si difendono le fortezze, con li tiri di artiglieria e opere di mano forti, che questa città non sia inferiore di sito a Costantinopoli, né Alessandria d'Egitto, né Atene, perché si può dire a questo monte esser felice, siccome si dice alla madre che fa lifiglioli, ed ha il latte per poterli allattare.
Vorrei sapere di dove sia venuta la causa della grandezza di Venezia, di Genova, di Lisbona, Ragusa, Anversa, Londra e Siviglia. La principal cosa è stata la comodità delle navigazione. Alcuni mi potriano dire, perché non vi si è mai fatto città, se questo sito è tanto nobile?
Dice Ptolomeo che Atene, Cartagine, Capua erano atte a tenere il nome dell'imperio, e che per questo i Romani disfecero quei luoghi. Forse che non si attentarono di farvi città perché i Romani non la rovinassero.
Non è già che ella non fosse per essere abitata da uomini valorosi in arme, in lettere, in lingua, costumi e forza, perché questo monte è in la nobilissima regione di Toscana, dove il clima produce uomini e donne dotate di un raro e sottilissimo ingegno. Che se nel Monte Argentario vi fosse più di 150.000 anime, potriano vivere per la fertilità del paese e senza l'aiuto del mare
Di questo Monte Argentario ne potria dir molto di più e con ragione, ma mi pare che le qualità di sopra bastino e siano molto superiori alli siti di molte rare città d'Italia, Spagna, Francia, Alemagna ed Inghilterra.
Questo basterà per fino che dirò il resto delle laudi di detto Monte Argentario. Vero è che chi potesse fare un molo al Porto di Santo Stefano che difendesse la - traversia di tramontana - io sarei di parere che la città o fortezza si facesse a quella parte del porto di Santo Stefano, per essere di maggiore grandezza o di maggior fondo. Evvi ancora il modo di farlo in su l'ala che fa il porto di Santo Stefano, perché saria abile a offendere l' armate da lontano, prima che arrivassero al porto. Però detto monte merita che li sia fatta LA CITTA' REALE....-
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MessaggioInviato: Mer Nov 24, 2010 11:38 am    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XI° - Parte Quinta Rispondi citando

Riprendiamo adesso la narrazione dei fatti storici.
Nel luglio del 1552 gli Spagnoli vennero cacciati da Siena (si veda il capitolo secondo). La guarnigione spagnola che presidiava Porto Ercole, pe paura dell'arrivo della flotta turco/francese, si ritirò ad orbetello rinforzando quella piazza e minacciando Porto Ercole con rapidi colpi di mano.
Il maresciallo Paul de la Barthe, signore di Thermes, inviato a Siena dal re
di Francia, tra il 21 settembre ed il 4 ottobre, si recò in Maremma.
resosi conto della necessità di mantenere, sotto la sovranità senese, quella vasta regione: spopolata, ma fertile e ricca di bestiame da poter vettovagliare Siena, ordinò che venissero costruite fortificazioni a Grosseto, Montepescali, Capalbio e Porto Ercole.
Insieme con il marchese Cornelio Bentivoglio, il maresciallo di Thermes scese di nuovo in Maremma per un secondo giro di ispezione, che durò dal 24 novembre al 12 dicembre 1552, e si fermò a Porto Ercole per controllare - de visu - i lavori di fortificazione e dare istruzioni in merito.
La mattina del 9 agosto 1553, la flotta turca salpata da Costantinopoli il 3 giugno, dopo avere sparso terrore e devastazione sulla costa siciliana; fatta una breve puntata su Pantelleria ed in Africa Settentrionale; toccata la regione a nord-ovest della sardegna e l'isola di Montecristo, si presentò con 130 imbarcazioni di cui 55 galee a Porto ercole, accolta con gioia dalle truppe francesi di presidio (la tradizionale alleanza franco\turca risaliva all'anno 1535).
Mi chiedo se la popolazione Portercolese, memore delle sventure causatele, dieci anni prima, da quella stessa gente, abbia gioito come i francesi oppure, paventando il peggio, non abbia cercato, in un primo momento, di darsi alla fuga: trattenuta poi dalle assicurazioni date da quei soldati stranieri che parlavano con un accento esotico e con grande prosopopea.
L' armata, al comando dell' ammiraglio Dragut, conduceva con se un contingente di 24 galere e 3 fregate francesi guidate dall'ammiraglio Polin de La garde e dal fuoriuscito napoletano principe Ferrante di San Severino, signore di salerno.
I Turchi, invece di assalire Orbetello strategicamente più importante ai fini delle necessità militari di Siena, il giorno dopo lasciavano Porto Ercole per
assalire l'isola d'Elba e Pianosa. Dragut devastò Porto Longone ed altre località minori dell'Elba ma, si guardò bene dall'assediare Porto Ferraio come avrebbero voluto i Francesi.
La flotta franco\turca, tra il 19 ed il 20 agosto, ritornò a Porto Ercole ed imbarcò i reparti senesi che vi si erano concentrati, si trattava di: 12 compagnie comandate dal duca di Somma e da Giordano Orsini; 6 compagnie di guasconi comandate dal Valleron e volontari corsi comandati da Sanpier Corso. Con queste forze i franco\turchi conquistarono la Corsica.
Sembrò una grande vittoria ed invece fu un errore gravissimo: quelle truppe sarebbero state più utili alla difesa di Siena e del suo territorio.
Alla fine di novembre o nella prima decade di dicembre, Piero Strozzi si recò a Porto Ercole per controllare i lavori alle fortificazioni e lasciò un cannone; di questo fatto Alessandro Giunti relazionò la Repubblica con lettera datata 17 dicembre 1553.
Verso la fine di gennaio 1554, Piero Strozzi insieme con il Commissario del
Governo Enea Piccolomini, visitò di nuovo la Maremma e Porto Ercole dove poté constatare l'avanzato stato dei lavori di fortificazione.
Il 26 aprile dello stesso anno, tre galere: la Leona, la Santa Barbara e la Porfiada, comandate da Leone Strozzi, Priore di Capua e ammiraglio della flotta francese, fecero scalo a Porto Ercole e da esse sbarcarono numerosi
fuoriusciti fiorentini: Soderini, Rucellai, Del Bene, Guicciardini, Ridolfi, Annibake de'Medici, Alessandro Salviati ed altri. Alcuni si trasferirono a Siena per combattere sotto le insegne di Piero Strozzi; altri rimasero a Porto Ercole; fra questi il Salviati il quale, appena diciottenne, fuggì dalla casa del padre (il più ricco cittadino di Firenze) per andare a combattere.
Fatto prigioniero durante l'assedio, nonostante il duca Cosimo - ostentando di considerar traviato da mali consigli questo ragazzo di 18 anni, sarebbe disposto a conceder perdono - preferì lasciarsi decapitare che accettare la sua grazia.
Il 10 maggio fu condotto a Porto Ercole, da dove si imbarcò per la Francia,
il marchese Ascanio della Corna preso prigioniero in combattimento da Piero Strozzi.
Verso la fine dello stesso mese, prima di intraprendere la scorreria in Val di Chiana, lo Strozzi si recò a Porto Ercole dove lasciò, a difesa, alcune compagnie di fanteria ed alcuni squadroni di cavalleria. Qui attese la flotta francese il cui arrivo era previsto fra il 10 ed il 15 giugno.
la flotta francese che doveva portare viveri a Siena e rinforzi a Piero, arrivò solo l'8 luglio. Questo ritardo, insieme con altri errori tattici e strategici portò alla sconfitta di Marciano del 2 agosto 1554.
A Porto Ercole sbarcò un contingente valutabile fra i 4 ed i 5.000 soldati guidati dal Reckenrot e dal Monluc: nuovo Governatore di Siena che la difese sino all'ultimo, ritirandosi poi a Montalcino dove ne organizzò la difesa.
Lunedì 27 maggio 1555, dopo la caduta di Siena in mano agli Imperiali, Piero Strozzi arrivò a Porto Ercole e prese il comando della piazza, sollevandone dall' incarico Jean Larcheveque, signore di Soubise, che inviò, in qualità di luogotenente, alla difesa di Montalcino.
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MessaggioInviato: Mer Nov 24, 2010 11:55 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Che se nel Monte Argentario vi fosse più di 150.000 anime, potriano vivere per la fertilità del paese e senza l'aiuto del mare


seeeeeeeeeeee senza PONTILI come si fà???? Very Happy Very Happy

Bello Nick....ma un pò di Bibliografia????

ciao J7
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MessaggioInviato: Mer Nov 24, 2010 1:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Carissimo, come in tutti i testi di storia la bibliografia viene alla fine!!!!
Continua a leggermi - Grazie
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MessaggioInviato: Mer Nov 24, 2010 1:41 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo Dodicesimo Rispondi citando

CAPITOLO DODICESIMO
Porto Ercole nell'Antichità
Il secolo XVI° - Le Fortificazioni

La configurazione orografica di Porto ercole si è mantenuta uguale nel tempo: oggi sono ancora visibili le imponenti fortificazioni fatte costruire nella seconda metà del secolo XVI° e all'inizio del XVII° sulle alture che lo sovrastano.
Anche ai tempi dell'assedio imperiale, le alture erano occupate da sistemi difensivi fortificati anche se non paragonabili, per imponenza, a quelli sopra citati.
La sommità del colle che sovrasta il vecchio abitato, era dominata da un piccolo castello medievale con un mastio quadrato. I resti del mastio sono ben visibili nella parte bassa della grande fortezza chiamata - la Rocca -.
dal mastio scendevano verso il porto due cortine murarie alte circa 8 metri a V rovesciata con il vertice in alto, intervallate da alcune torrette ( mura e torrette esistono anche adesso), che avevano poco spazio per ospitare l'artiglieria.
Sicuramente, l'unica fortificazione, in grado di sostenere il peso dell'artiglieria, era una batteria poligonale, situata all'estremità delle mura del porto, rivolta verso il mare. I suoi cannoni dovevano proteggere sia l'entrata che il porto stesso.
Sull'altura post a sinistra, guardando il mare, era posizionato il forte detto - Della Galera - parzialmente in muratura.
A livello della Rocca ma, un poco distanziato, stava il forte detto - Guasparino - che proteggeva le vie di accesso.
Il forte detto - Sant'Elmo - era situato sull'altura che sovrasta, a mano sinistra, la spiaggia delle Viste.
L'isola di Herculetto (odierno Isolotto) era stata fortificata e munita di un cannone che teneva sotto tiro la spiaggia dello Sbarcatello dove la flotta di Andrea Doria avrebbe sbarcato munizioni e vettovaglie necessarie per l'assedio.
Affacciandosi dalle mura del forte Stella, è possibile vedere, in direzione del paese, due selle. In quella di sinistra era operativo il forte detto - Stronco o Strozzo - chiave di volta del sistema difensivo il quale, come dice il Montalvo, era più grosso e più solido degli altri forti; nella sella di destra stava il forte detto - Avvoltoio -.
Nel sito dove adesso si trova La Stella, era stata realizzata un ulteriore fortificazione la cui costruzione di deve alla ricognizione del Pazzagli e del
Bombardieri, di cui si tratta nel Capitolo Quarto.
Questo forte, che nel maggio del 1555 era in fase di ultimazione, si chiamava - Sant'Ippolito - ; esso, per la sua altitudine dominava tutte le altre fortificazioni. Nelle immediate vicinanze sorgeva una torre a guardia di una capiente cisterna per la raccolta dell'acqua.
Vediamo, adesso, per quanto possibile, la dislocazione delle forze difensive a Porto Ercole.
LA ROCCA: 400 uomini tra Italiani e Francesi comandati da Monsieur de La Chapelle des Ursins.
FORTE DELLA GALERA: soldati Italiani e tedeschi comandati da Piero Strozzi e Vico de'Nobili, fuoriuscito fiorentino.
FORTE S. IPPOLITO: 100 soldati italiani e 150 guasconi comandati dal capitano Antonio Maria rancese; una decina di soldati, comandati da un certo Mancini, presidiavano la torre e la cisterna.
FORTE STRONCO o STROZZO: soldati Tedeschi ed Italiani agli ordini del capitano Alessandro Tomassoni da Terni.
FORTE AVVOLTOIO: soldati tedeschi comandati dal loro colonnello Giovanni Torech.
HERCULETTO: 60 soldati ed un cannone.
Di SANT'ELMO e di GUASPARINO non sono in grado di fornire notizie.
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MessaggioInviato: Mer Nov 24, 2010 7:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

old.nick46 ha scritto:
Carissimo, come in tutti i testi di storia la bibliografia viene alla fine!!!!


scusss Embarassed Embarassed Embarassed


old.nick46 ha scritto:
Continua a leggermi - Grazie


eCCerto Wink


ciao J7 :
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MessaggioInviato: Gio Nov 25, 2010 1:24 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XIII° - Parte Prima Rispondi citando

NEL CAPITOLO PRECEDENTE HO INVERTITA LA POSIZIONE DEL FORTE STRONCO E DEL FORTE AVVOLTOIO. IL PRIMO SI TROVAVA NELLA SELLA DI DESTRA, MENTRE IL SECONDO IN QUELLA DI SINISTRA.
- Quandoque onus Homerus dormitat -


CAPITOLO TREDICESIMO
(Porto Ercole nell'Antichità - L' Assedio)

E' arrivato il momento di ritornare a Castel del Piano dove, alla fine del quinto capitolo, avevamo lasciato il marchese di Marignano accampato con il suo esercito in attesa di partire per Porto Ercole.
Martedì 21 maggio 1555, appena iniziò la marcia, cominciò a cadere un piggia incessante con - vento freddo e nebbia assai - che infastidirono non poco i soldati i quali, trovandosi a passare nei pressi di Arcidosso, furono, per sovrappiù, presi ad archibugiate in una imboscata organizzata dai Franco\Senesi usciti da quel castello.
Gli Imperiali raggiunsero il castello della Triana e trascorsero la notte all'addiaccio senza poter accendere i fuochi, perché la violenza del vento e della pioggia non lo permetteva.
Il giorno dopo, mercoledì 22 maggio, il tempo si mise al bello e consentì all' Armata di raggiungere Saturnia percorrendo, probabilmente, la strada detta oggi della Follonata.
Gioved' 23 maggio, gli Ispano\Fiorentini, lasciatisi alle spalle Saturnia, Montemerano, Pomonte e passato a guado il fiume Albegna, si accamparono nei pressi di Marsiliana.
Venerdì 24 maggio, finalmente, il Marignano raggiunse Ansedonia dove ricevette le provviste da bocca e da fuoco sbarcate dalle galee del Doria.
( A proposito di provviste ricorderete che il Marignano aveva dato ordine di portare con se pane per tre giorni ).
In quattro giorni le truppe avevano percorso circa 120 chilometri di terreno boscoso e collinoso e spesso con cattivo tempo.
Sabato 25 maggio, dopo avere attraversato il Tombolo che unisce Ansedonia al Monte Argentario, arrivati nei pressi dell'odierno bivio per la Feniglia, gli Imperiali ebbero il primo scontro a fuoco con i Franco\Senesi.
La battaglia durò per tutto il giorno e solo il calare della notte la fece cessare. Fu uno scontro cruento che vide, da entrambe le parti, molti morti e feriti fra i quali il capitano Costiglio, ferito da una archibugiata, ed i capitani Rodrigo d'Alva ed Enrich.
Dopo questo scontro il Marignano fece accampare l' esercito nella piana compresa tra il Poggio Pertuso e le alture di Spaccamontagne e della Marchesa: lontano dalla gittata dei cannoni di Porto Ercole.
In alto, davanti a lui, si ergeva il forte S.Ippolito costruito in nove giorni
- di maniera che è assai in essere e defensibile et il paese intorno è diabolico di boschi e sassoso, che in quindici giorni non si farebbe spianata per l'artiglieria né in venti - . ( ASF, Med. Princ. 1853 (25 maggio 1555)
Dopo un giorno di sosta, il Marignano, sentito il parere di tutti i suoi Aiutanti di Campo, si decise a iniziare le ostilità, incaricando Chiappino Vitelli di assalire il forte di S.Ippolito.
A mezzanotte del 26 maggio, il Vitelli lasciò l'accampamento del Portuso e con 400 soldati spagnoli e 300 tedeschi (altre fonti indicano 1.500 sodati in tutto) si diresse verso l'obbiettivo.
Fu un avvicinamento - lungo e fastidioso - come scrive il Marignano, attraverso la fitta vegetazione che copriva le prime pendici del Monte Argentario.
Molto probabilmente il percorso seguì da prima il fosso dei Molini e poi l' attuale variante della Panoramica.
Non fu facile aprirsi, con le spade, la strada attraverso la boscaglia; fu impossibile avvicinarsi senza fare rumore tanto è vero che, quando, circa due ore prima dell' alba, gli Spagnoli si attestarono sulle posizioni stabilite, la guarnigione di S.Ippolito era già in stato di allerta e pronta a difendersi.
Diretti dal Vitelli e stimolati dal conte di Bagno, i tedeschi piazzarono le scale, dapprima in un solo lato della muraglia, poi negli altri lati.
Chiappino, nonostante la voluminosa pancia che teneva sorretta per mezzo di una fascia passante per le spalle, con agilità incredibile, si portò sulle mura tra i primi.
La battaglia infuriò per circa un'ora: ci furono prove di valore dall'una e dall'altra parte, ma alla fine i difensori ebbero la peggio: morirono tutti compreso il comandante Antonio Maria Francese. L' unico superstite fu l' Alfiere Sallustio Forteguerri ferito gravemente.
Contemporaneamente all'attacco a S.Ippolito, furono effettuate incursioni davanti agli altri forti che impedirono ai difensori di portare aiuti al forte attaccato.
Non sappiamo se l'Alfiere sia sopravvissuto alle ferite ed alla eventuale prigionia: ci auguriamo di si. Gli fu trovata indosso una lettera che lamoglie, a mezzo di uno scrivano pubblico, gli aveva scritto parecchi mesi addietro. La donna manifestava la propria angoscia nel momento che stava per essere espulsa da Siena assediata - coi figliolini e la citola grande perché considerati bocche disutili - . (ASF c 476 del Med. 1863)
Conquistato il forte, gran parte dell'esercito fu spostata alle spalle di questo: molto probabilmente nella zona sopra lo Sbarcatello.
Intorno e dentro S.Ippolito, il Marcgese fece acquartierare i soldati del Tercio comandati da don Lorenzo Figueroa.
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MessaggioInviato: Gio Nov 25, 2010 6:37 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XIII° - Parte Seconda Rispondi citando

Per questa mossa l'Armata si trovò in ottima posizione per attaccare gli altri forti, ma in cattiva per ricevere i rifornimenti che ora potevano essere effettuati solamente dalle galee del Doria.
Le galee ed il fianco dell' esercito erano sotto il tiro del cannone piazzato sull'Herculetto e di quelli delle galee francesi le quali potevano non solo cannoneggiare ma anche effettuare numerosi viaggi a Civitavecchia per imbarcare rifornimenti diretti a Porto Ercole.
Questo stato di cose infastidì il Marignano che criticava Andrea Doria, il quale, con 64 galee, non riusciva né a garantire i rifornimenti, né a rendere inoffensivo il cannone sull'Isolotto.
Gli ultimi giorni di maggio furono caratterizzati da un peggioramento delle condizioni atmosferiche con tempo freddo e piovoso: inusuale in quel periodo dell'anno.
Il problema di Herculetto era reso complicato dal fatto che il Doria comandava la flotta imperiale (parte delle navi erano di sua proprietà) senza un piano combinato con le forze di terra; inoltre, non se la sentiva di scontrarsi con una batteria costiera.
Il Marchese si lamentò con il duca Cosimo il quale convinse il Doria ad effettuare l'attacco.
Nelle prime ore del 4 giugno, due galee e moltissime barche a remi con sopra 8 soldati ciascuna, ne sbarcarono 300 sull'Isolotto; dopo un'ora di duro combattimento, gli Imperiali occuparono la batteria i cui difensori morirono tutti: e durante il combattimento e affogati.
La spiaggia dello Sbarcatello era ora al sicuro.
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MessaggioInviato: Gio Nov 25, 2010 8:29 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XIII° - Parte Terza Rispondi citando

Preso Herculetto ed eliminata sua pericolosità, nei giorni 5, 6 e 7 giugno, gli Imperiali posizionarono cinque pezzi di artiglieria ed una colubrina prelevata ad Orbetello, nel forte di S.Ippolito; quandi iniziarono a battere il forte Stronco o Strozzo.
Nella notte fra il 7 e l'8, Chiappino Vitelli ordinò ai suoi uomini di apprestare le scale e di piazzarsi, per l'attacco decisivo allo Stronco, dalla parte della fortificazione non interessata dai colpi dell'artiglieria amica. Il piano prevedeva che l'attacco doveva essere scatenato ad una ora prestabilita, vi avrebbero partecipato anche: il tercio di Francesco d'Aro, gli Spagnoli ed i tedeschi dell'Adentilado.
Il Vitelli, credendo, a causa di un equivoco, che l'ora prestabilita fosse scoccata, appoggiate le scale e serrate le fila, dette l'ordine dell'assalto.
Ma l'ora non era quella e gli Spagnoli, pertanto, non si mossero. Il buon Chiappino si trovò solo con le sue forze a sostenere l'attacco. I difensori, combattendo valorosamente, gli uccisero molti uomini. Quando gli Spagnoli cominciarono a muoversi, il Marignano, vista svanita la sorpresa, dette ordini per la ritirata.
In questo combattimento furono uccisi: il capitano Alessandro Pelosi, molto vicino al Duca Cosimo, ed il capitano Massimiliano Milanese. Una trentina circa di altri capitani furono feriti.
Dei soldati Franco\Senesi ne furono uccisi in grande quantità. Durante lo scontro furono feriti: Piero Strozzi che fu poi portato a Porto Ercole ed il governatore del forte Alessandro da Terni. Il gentiluomo fiorentino Vico de'Nobili sostituì il capitano Alessandro da Terni al comando del forte Stronco.
All'indomani del fallito attacco, il Marignano scrisse al duca Cosimo per magnificare la conquista di S.Ippolito e di Herculetto. Nel contempo prometteva di conquistare tutto Porto Ercole in quaranta giorni. Faceva, altresì, presente come le vettovaglie mancassero ed i quattro pezzi di artiglieria ricevuti fossero inutilizzabili: sia per la mancanza di soldati adatti al trasporto (guastatori), sia per la difficoltà di posizionarli - data l'asprezza dei luoghi. - ASF, Med. princ. 1853 (3 giugno 1555).
Il Marignano rendeva noto come la situazione potesse diventare critica se la flotta turca fosse arrivata nel bel mezzo dell'assedio e concludeva avvisando il Duca che si stava preparando un secondo attacco allo Stronco.
Nel frattempo un disertore tedesco portò delle notizie che rallegrarono gli Imperiali: Piero Strozzi aveva lasciato Porto Ercole con due galee - et se nè andato con Dio, ma non sa dove.-
A questo proposito è opportuno riportare quanto scritto dal Montalvo su questa vicenda; è bene tenere in debito conto che lo scrittore, di origine spagnola, quando anni dopo ne scrisse era ospite del duca Cosimo e quindi suo partigiano.
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 11:19 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
il tiro del cannone piazzato sull'Herculetto


Citazione:
Preso Herculetto


mmmmmm questo racconto sta assumendo connotati ancor più interessanti
Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy

ciao J7
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 1:56 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Capitolo XIII° - Parte Quarta Rispondi citando

Il Montalvo scrive: - Considerando lo Strozzi che nonostante aver messo soldati scelti nel forte S.Ippolito, e fortificatolo di tutto punto, non s'era potuto tenere, e visto il medesimo del forte Herculetto, come anco non sentire avviso dell'armata turchesca nella quale tanto confidava, e di più vedersi la maggior parte dei suoi soldati feriti: cominciava a titubare della sua salute e domandava insistentemente consiglio e pareri di quello che doveva fare mettendo in considerazione che per mare e per terra si trovava assediato senza speranza di soccorso.
Prese adunque per espediente di mandare a Grosseto per altra fanteria, poiché la sua ferita e quello che è peggio impaurita per l'assalto feroce nel forte Strozzi: non meno avveniva alla sua persona, poiché ogni piccolo rumore che sentiva gli pareva d'esser preso, talché senza più indugiare s'imbarcò in una delle sue galere, menando seco de' suoi amici,
dicebdo a tutti che andava per il soccorso, e pigliando il cammino verso Civitavecchia.
Come fu lontano da Porto Ercole fermò la galera per vedere se poteva scoprire la perdita del forte, ma per essere di notte non se ne poté chiarire, e ricordatosi dell'armata del principe Doria fece salpare con tutta
furia, pigliando porto in Civitavecchia.
Sentendo la mattina il Doria la fuga dello Strozzi gli mandò dietro il capitano Cigala con quattro galere, ma trovatolo in porto, prese per espediente dar fondo, acciò lo Strozzi non potesse tornare a Porto Ercole, e per terra l'aveva per cosa difficile.
Aveva lo Strozzi in compagnia sua un gentiluomo borghese chiamato Alfonso Caldiccia, nel quale confidava assaissimo, e perciò l'aveva fatto tesoriere generale e sopra le minizioni in quella guerra; ed era tanto l'amore che portava questo Caldiccia allo Strozzi, che stimava che da esso gli dovesse venire tutto il bene e tutto il male di questo mondo; ma perché più gli premeva l'interesse proprio, che l'onore e la reputazione dello Strozzi, lo sconsigliava a tornare a Porto Ercole, tanto più non ci essendo nuova dell'armata; mettevagli in considerazione il venire il potere del nemico; il quale non come generale del Re Cristianissimo (Enrico II° di Francia) lo tratteria, ma come suo ribello e vassallo, e che vituperosamente perderebbe la vita per mano del carnefice.
Sooggiungeva ancora, che non trovava mai che un luogotenente del re in Italia si dovesse serrare in una terra ignobile, dove non eran quelli apparecchi da guerra che bisognava, o che fusse per mancamento di denaro o perché i munizionieri avessero piuttosto provvisto le loro borse che le proprie fortificazioni, dove consisteva l'essenza di quella guerra.
Tutto questo diceva a fine che con più lecita scusa lo Strozzi non tornassi a quella difesa, se bene non ci bisognava l'arte; e queste medesime ragioni le aveva predicate quando era dentro, e però nel sentire lo Strozzi
le grida di "Spagna, Spagna", e veduto ferito Alessandro da Terni s'imbarcò prestamente, non ricordando punto della promessa fatta alla regina di Francia per lettera, come s'è detto sopra. Non si ricordò neanco di quello che aveva scritto agli amici: ma che più brami! Anco quello che aveva promesso a se stesso per difesa dell'onore e della reputazione sua, messa in bilancio in tante occasioni. -
Certo il Montalvo non ha risparmiato lo Strozzi facendolo apparire vile e pauroso !!! Ma noi sappiamo che della guerra ne scrivono i vincitori e non i vinti!
Se il lettore avrà pazienza e voglia leggere la biografia dello Strozzi in appendice a questa narrazione.
Ritorniamo all' Assedio.
Il numero dei morti e dei feriti di ambo le parti, durante il primo assalto al forte Stronco, fu molto alto: secondo il Montalvo i morti di parte imperiale furono circa 125 ed i feriti più di 500.
Indubbiamente la fuga dello Strozzi fiaccò il morale della guarnigione, ma la resistenza non venne meno.
Il Marignano decise di non effettuare altri attacchi prima di avere piazzato
una nuova batteria a nord dello Stronco e di avere costruito una trincea grande, cje l'11 giugno arrivava già a 40 metri dall'interno del forte.
Il 12 giugno, due ore dopo il tramonto, il gentiluomo Vico de'Nobili, fiorentino e ribelle al duca Cosimo, comandante la guarnigione dello Stronco, venuto a conoscenza della fuga dello Strozzi e visto che il morale delle sue truppe stava venedo meno, decise di abbandonare, con tutti i suoi uomini, la posizione passando perun portellone che serviva per le sortite.
Purtroppo sfortuna volle che la fuga avvenisse proprio nel momento in cui la guardia imperiale smontante veniva sostituita da quella montante.
Mentre fuggivano, le truppe dello Stronco dovettero scontrarsi con tutti e due i contingenti; nella ritirata persero circa 150 uomini ed il forte fu, naturalmente, conquistato.
Il 13 giugno, il capitano Gabrio Serbelloni, parente del Marignano e generale d'artiglieria, posizionò le sue bocche da fuoco in modo da battere il forte dell'Avvoltoio. Convinto che il colonnello Giovanni Torech, difensore del forte e valoroso soldato, avrebbe resistito ad oltranza, fece piazzare in batteria 6 annoni e 2 colubrine. Il maltempo impedì il bombardamento fino al 16 giugno. Quella mattina, tornato il bel tempo, dopo un fuoco di batteria durato due ore, le truppe imperiali si schierarono per l'attacco.
Come di consueto, fu dapprima inviato un trombettire per intimare la resa,
ma questi fu scacciato e se ne tornò indietro.
Questa decisione venne presa senza che il Torech fosse consultato.
Questi, suddito imperiale in quanto austriaco, e quindi ribelle, considerando la fuga dello Strozzi e la difficoltà di ottenere soccorsi, decise di arrendersi a patto di avere salva la vita e fece richiamare il trombettiere, facenso salire sugli spalti un tamburino per richiamarne l'attenzione.
Il Marignano inviò Chiappino Vitelli a trattare la resa; mentre si discutevano le condizioni, gli Ispano\Fiorentini irruppero nel forte. I difensori, presi dal panico, fuggirono giù dalla collina dirigendosi verso Porto Ercole per cercarvi scampo, inseguiti dai nemici.
Quelli che riuscirono a raggiungere la cittadina cercarono di entrarvi, ma le porte rimasero chiuse nonostante chiedessero pietà raccomandandosi a Dio, ma tutti furono uccisi dagli Imperiali.
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 10:29 pm    Oggetto: dell assedio Rispondi citando

..e poi?
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Barcollo ma non MOLLO...
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 11:08 pm    Oggetto: Storia di Porto Ercole - Capitolo XIII° - Parte Quinta Rispondi citando

Vedendo tale efferatezza, i difensori di Porto Ercole chiesero la capitolazione al Marignano, ma gli attaccanti, imbaldanziti per la vittoria ottenuta e la strage fatta, iniziarono l'assalto alle mura. In segno di buona volontà, la guarnigione aprì le porte consentendo ai nemici di entrare in paese: questi si dettero immediatamente al saccheggio.
Monsieur de la Chapelle des Ursins insieme con i soldati francesi e senesi si ritirò nella Rocca.
La inaspettata presa di Porto Ercole meravigliò il Marignano, il quale non credeva di riuscire a conquistarla in così breve tempo senza quasi colpo ferire.
Felice per il successo così inaspettatamente ottenuto, il marchese inviò Chiappino Vitelli a chiedere la resa del forte della Galera come pure dei forti Guasparino e Sant'Elmo cche si arresero subito.
All'alba del 18 giugno il la Chapelle, dopo avere condotto una inutile trattativa che mirava ad ottenere il permesso di allontanarsi con i suoi 400 uomini, si dette prigioniero al Marignano.
L'interesse principale di Chiappino Vitelli fu quello di catturare i nobili fiorentini che si trovavano in Porto Ercole. Fra questi Vico de' Nobili e Alessandro Salviati, diciottenne, furono decapitati a Livorno; Pietro da Fucecchio, vassallo del duca ed ottimo soldato, insieme con altri giovani nobili, fu condotto a Firenze. Il capitano Niccolò Tosini fuggì a nuoto con altri 10 compagni; infine Alessandro da Terni morì, qualche giorno dopo, in seguito alla ferita riportata nel primo assalto al forte Stronco.
Con parte dei prigionieri catturati, il Doria e gli Spagnoli rifornirono di rematori le loro galee, mentre gli altri furono venduti: i Tedeschi a 4 giulii
ciascuno, gli italiani ad uno scudo.
Durante il saccheggio di Porto Ercole fu rinvenuto il sepolcro, in velluto nero, di Leone Strozzi, Priore di Capua e fratello di Piero. Convinti che contenesse ricchezze, i soldati lo ruppero e, non trovandovi nulla, gli dettero fuoco. Il Montalvo, bontà sua, scrive: - non meritando in verità uomo si valoroso e di opere tanto famose, simile scorreria e vilipendio -.
Il sacco di Porto Ercole, oltre alle artiglierie ed il relativo munizionamento, fruttò molti denari ed altre ricchezze in abbigliamenti ed oggetti per la casa, in quanto Tedeschi, guasconi e Monsieur de la Chapelle erano ricchissimi: quest'ultimo, sulla parola, fu mandato a Roma per recuperare 2.000 scudi e con questi riscattarsi dalla prigionia.
Nell'alloggiamento di Piero Strozzi fu trovato un riccchissimo guardaroba, armi bellissime, tappezzerie superbe, un padiglione da campo di grande valore, cavalli bellissimi ed un piccolo studio pieno di antiche medaglie d'oro ed il suo libro copialettere con tutta la corrispondenza inviata, durante la guerra, al re Cristianissimo ed ai suoi ministri.
L' impresa di Porto Ercole ebbe grande risonanza in Europa tanto che questa località fu conosciuta sia da parte dei Francesi che da parte degli Imperiali.
Finito l'assedio, il Marignano inviò truppe alla conquista dell'isola del Giglio,
di Capalbio, Marsiliana e Grosseto, mentre Chiappino Vitelli, con le truppe del duca Cosimo, assalì altre roccaforti senesi fra le quali Radicofani che per la sua posizione gli diede filo da torcere.
Terminata la conquista delle terre suindicate, il duca d'Alba, intenzionato a portare la guerra in Piemonte, chiese rinforzi al Marchese il quale gli inviò due terzi delle sue truppe spagnole che fece imbarcare sulle galee di Andrea Doria con direzione Genova.
A Porto Ercole rimase di guarnigione il Tercio di Francesco d'Aro il quale, nonostante venisse a sapere che la flotta turca era in vista di Napoli, fece demolire tutti i forti fatti costruire da Piero Strozzi per la difesa.
Termina qui la storia di Porto Ercole Senese: nel 1559, con il trattato di Cateau - Cambresis, Talamone, Orbetello, Porto Ercole, Porto S.Stefano con il Monte Argentario e Porto Longone nell'isola d' Elba costituiranno i Reali Presidi di Toscana sotto il diretto governo spagnolo di Filippo II° il quale li amministrerà per mezzo dei Vicere. I Presidios di Toscana avranno vita, con alterne vicende, fino alla calata di Napoleone in Italia.
MA QUESTA E' UN'ALTRA STORIA.....
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 11:40 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Bibliografia - Parte Prima (A-C) Rispondi citando

Adesso, per far felice, giustamente, Jacksette eccovi la Bibliografia!!
Mi preme farvi sapere che i libri indicati sono stati da me tutti consultati.
La maggior parte è in mio possesso.
AA.VV. - BANCHIERI E MERCANTI DI SIENA. Siena 1987.
AA.VV. - I CASTELLI DEL SENESE. Siena 1976.
AA.VV. - TORRI E CASTELLI DELLA PROVINCIA DI GROSSETO. Siena 1990.
ADAMI VITTORIO - LE COMPAGNIE D'ARME E I CAPITANI DI VENTURA NEL SECOLO XVI E XVII. Milano 1931.
ALBINI PIERLUIGI - MARGHERITA ALDOBRAANDESCHI. Viterbo 2000.
ALDOBRANDESCHI (Gli) La grande famiglia feudale della Maremma toscana. A c. di Mario Ascheri e Lucio Niccolai. Arcidosso 2002.
ANONIMO - BELLUM JULIANUM La guerra mossa da papa Clemente VII e dai Fiorentini contro la città di Siena, per rimettervi i Noveschi l' anno MDXXVI. da Archivio Storico Italiano. Dispensa XLI. 1852.
BAGLIONI ASTORRE - TALAMONE. Pitigliano 1984.
BANCHI LUCIANO - I PORTI DELLA MAREMMA SENESE con documenti inediti e la pianta topografica di Talamone. Estratto dall' Archivio Storico Italiano. Firenze 1871.
BATINI GIORGIO - CAPITANI DI TOSCANA. Firenze 2005.
BERTOLINI G.L. - SU LA FIGURAZIONE GEOGRAFICA DELLA BADIA DELLE TRE FONTANE. Roma 1915.
BERTOLINI OTTORINO - ROMA DI FRONTE A BISANZIO ED AI LONGOBARDI. bOLOGNA 1941.
BLAISE' DE MONLUC - ALL'ASSEDIO DI SIENA E IN MONTALCINO (1554 - 1557) A c. di Mario Filippone. Siena 1992.
BRAUDEL FERNAND - CIVILTA' E IMPERI DEL MEDITERRANEO NELL' ETA' DI FILIPPO II°. Torino 1999.
CACIGLI GIUSEPPE - LO STATO DEI PRESIDI. Firenze 1971.
CAGGESE ROMOLO - LA REPUBBLICA DI SIENA E IL SUO CONTADO NEL SECOLO DECIMO TERZO. Ristampa anastatica Bologna 1983.
CAIO GIULIO CESARE - DE BELLO CIVILI. Milano 2004.
CANTAGALLI ROBERTO - LA GUERRA DI SIENA (1552 - 1559). Siena 1962.
CIACCI GASPERO - GLI ALDOBRANDESCHI NELLA STORIA E NELLA DIVINA COMMEDIA. Ristampa anastatica. Roma 1980.
CITTER CARLO - L' EPIGRAFE DI ORBETELLO ED I BIZANTINI NELL'ETRURIA MARITTIMA FRA OMBRONE E FIORA. da "Archeologia Medievale", XX pp. 617 - 632. 1993.
CLOULAS IVAN - CATERINA DE'MEDICI. Firenze 1980.
CORRIDORI IPPOLITO - GLI ALDOBRANDESCHI NELLA STORIA MAREMMANA. Pitigliano 2004.
CUTOLO ALESSANDRO - RE LADISLAO D'ANGIO' DURAZZO. Napoli 1969.
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 12:16 am    Oggetto: Porto Ercole Rispondi citando

E il continuo della bibliografia ?
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 12:24 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Bibliografia - Parte II^ Rispondi citando

D'ADDARIO ARNALDO - IL PROBLEMA SENESE nell storia italiana della prima metà del Cinquecento. Firenze 1958;
DANTE ALIGHIERI - LA DIVINA COMMEDIA a c. di Carlo Salinari, Sergio Romagnoli e Antonio Lanza. Milano 1984;
DA PRATO ALDO ALBERTO LUIGI - FIGURE ED EVENTI DELLA TOSCANA FRA IMPERO E PAPATO. Roma 1972;
DEL ROSSO RAFFAELE - PESCHE E PESCHIERE ANTICHE E MODERNE NELL'ETRURIA MARITTIMA. Ristampa anastatica della edizione del 1905. Pitigliano 2006;
DOUGLAS LANDON - STORIA POLITICA E SOCIALE DELLA REPUBBLICA DI SIENA. Siena 1925;
FANCIULLI PIETRO (don) - STORIA DOCUMENTARIA DEI REALI PRESIDIOS DI TOSCANA. Pitigliano 1999;
GEROSA GUIDO - CARLO V un sovrano per due mondi. Milano 2003;
GINATEMPO MARIA - CRISI DI UN TERRITORIO: IL POPOLAMENTO DELLA TOSCANA SENESE ALLA FINE DEL MEDIOEVO. Firenze 1988;
GRIFFO MASSIMO - FIRENZE TRA FRANCIA E SPAGNA. Milano 1992;
GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO - VITA DI ANDREA DORIA. Milano 1844;
GUIDA ALLA MAREMMA MEDIEVALE. A c. di Farinelli Roberto e Francovich Riccardo. Siena 2000;
LAMBARDI SEBASTIANO - MEMORIE SUL MONTE ARGENTARIO E SU I PAESI PROSSIMI. Ristampa anastatica. Bologna 1974;
LANDI FAUSTO - GLI ULTIMI ANNI DELLA REPUBBLICA DI SIENA. Siena 1994;
LUTTRELL ANTHONY - THE MEDIEVAL AGER COSANUS. Da Siena e Maremma nel Medio Evo. a c. di Mario Ascheri. Siena 2001;
MARRARA DANILO - STORIA ISTITUZIONALE DELLA MAREMMA SENESE. Siena 1961;
MEDICI (I) E LO STATO SENESE 1555 - 1609. Storia e Territorio. A c. di Leonardo Rombai. Roma 1980;
MONLUC BLAISE' (de) - COMMENTAIRES. Paris 1964;
MONTALVO ANTONIO - RELAZIONE DELLA GUERRA DI SIENA scritta l'anno
1577 in lingua spagnola da Antonio Montalvo e tradotta in lingua italiana da don Garçia di Montalvo suo figlio. Torini 1863 ( CONTIENE UNA RARISSIMA CARTA FRANCESE DELLA ROCCA DI PORTO ERCOLE);
MOMMSEN TEODORO - STORIA DI ROMA ANTICA LIBRO V/1. La fondazione della monarchia militare dalla morte di Silla al passaggio del Rubicone. Firenze 1973;
MONTANELLI INDRO - L' ITALIA DEI SECOLI BUI. Milano 1969;
NICOLOSI CARLO ALBERTO - IL LITORALE MAREMMANO. Bergamo 1910;
NICOLOSI CARLO ALBERTO - LA MONTAGNA MAREMMANA. Bergamo 1911;
PALMIERI NUTI G. - COMPENDIO DI STORIA SENESE ( Dalle origini della città all'anno 1559 ). Siena 1948;
PELU' PAOLO - PORTI DI RIPIEGO FIORENTINI IN TOSCANA NELLA SECONDA META' DEL SECOLO XIV°. Lucca 1974;
PEPPER SIMON & ADAMS NICHOLAS - ARMI DA FUOCO E FORTIFICAZIONI Architettura militare e guerre d'assedio nella Siena del XVI° secolo. Siena 1995;
PINCHERLE MARIO - IL PORTO INVISIBILE DI ORBETELLO. Pisa 1984;
RAVEGGI PIETRO - ORBETELLO ANTICA E MODERNA. Ristampa anastatica.
Pitigliano 1994;
REPETTI EMANUELE - DIZIONARIO GEOGRAFICO FISICO STORICO DELLA
TOSCANA. Ristampa anastatica. Roma 1980;
ROMBAI L.& CIAMPI G. - CARTOGRAFIA DEI PRESIDIOS DI MAREMMA SECOLI XVI°- XVIII°. Siena 1979;
RUTILIO NAMAZIANO CLAUDIO - DE REDITU. Introduzione, traduzione e commento di Aldo Mazzolai. Grosseto 1990;
SALLMANN JEAN - MICHEL - CARLO V°. Milano 2000;
SIENA E MAREMMA NEL MEDIOEVO. A c. di Mario Ascheri. Siena 2001;
SORDINI BEATRICE - IL PORTO DELLA "GENTE VANA" Lo scalo di Talamone tra il secolo XIII e il secolo XV. Siena 2000;
SOZZINI ALESSANDRO - DIARIO DELLE COSE AVVENUTE IN SIENA DAL 20 LUGLIO 1550 AL 28 GIUGNO 1555. Archivio Storico Italiano. Ristampa anastatica. Firenze 1987;
STRABONE - GEOGRAFIA L'Italia libri V° e VI°. Introduzione, traduzione e note di Anna Maria Biraschi. Milano 2000;
TOLOMEI CLAUDIO - DELLE LETTERE. Firenze 1849 ( CONTIENE UNA RARA E PICCOLA CARTA DELL' ARGENTARIO );
VENEROSI PESCIOLINI G. - NOTIZIE E DOCUMENTI SENESI SULLA GUERRA DEL 1416 -16 CONTRO I CONTI ORSINI DI PITIGLIANO. sIENA 1932;
LE BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI, CHE SEGUIRANNO, SONA STATE RICAVATE DA WIKIPEDIA E DAL SITO INTERNET - I GRANDI CONDOTTIERI ITALIANI.-
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 1:07 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Appendice Prima Rispondi citando

APPENDICE PRIMA
Piccolo glossario di termini militari

ARCHIBUGIERE: soldato a piedi o a cavallo armato di archibugio.
ARCHIBUGIO: arma da fuoco portatile con canna in ferro lunga circa 3,4 piedi ed in grado di sparare a circa 50 metri palle di piombo del calibro 15\18mm.
BALUARDO o BASTIONE: è un elemento difensivo caratteristico della fortificazione alla moderna, sistema elaborato a partire dal XV°/XVI° secolo. Il baluardo proteggeva le parti della fortificazione più esposte al tiro ed agli attacchi dell'assediante e le cortine con il tiro radente delle artiglierie che erano collocate all'interno.
BANDIERA: il termine sta ad indicare anche un gruppo di circa 25 uomini d'arme riuniti sotto un solo vessillo.
BARBUTA: tipo di elmo liscio, privo di cimiero che proteggeva anche le guance ed il collo.
CAVALLO LEGGERO o CAVALLEGGERO: soldato di cavalleria armato alla leggera. Combatte con la lancia e con lo stocco; porta in testa una celata; petto e schiena sono protetti da una armatura leggera.
CELATA: forma particolare di elmo in uso dai primi anni del 1400 sino alla fine del 1500. Assicura la protezione del cranio e della parte superiore del volto, lasciando scoperto il mento, non ha ne cimiero ne cresta. Il termine può anche indicare il soldato munito di celata.
CIMIERO: è la figura o le figure che sormontano l'elmo. Si ritiene che la funzione principale del cimiero fosse quella di rendere più imponente e terrificante il guerriero che se ne dotava.
CITTADELLA: piccola fortezza posta, solitamente, nella parte più alta della città.
COLONNELLA: unione di compagnie comandate da un colonnello, con lo stesso termine viene indicato lo stendardo che distingue il gruppo di armati.
COLUBRINA: specie di artiglieria a canna lunga e sottile usata, inizialmente, come arma a mano ed in seguito dotata di affusto. Dal XVI° secolo furono costruite di bronzo e sparavano palle di ferro.
COMPAGNIA: un determinato numero di soldati sotto un particolare capitano. Nel XVI° secolo una compagnia di fanti poteva avere da 100 a 200 uomini; una compagnia di cavalieri era formata, per lo più, da 2.500 cavalli.
CONDOTTIERO: capitano che stipula un contratto, detto condotta, con un signore o un governo comunale e si impegna a reclutare un dato numero di cavalieri e di fanti. Li conduce in guerra per un periodo stabilito ed una paga stabilita.
CONNESTABILE: comandante o governatore di una fortezza o di un corpo di soldati.
CONTROSCARPA: generalmente muro di sotegno di un terrapieno artificiale. Nelle fortificazioni è quel muro che protegge la strada coperta.
CORTINA: muro che unisce due bastioni.
GALEA: grande vascello a remi e a singola vela, di norma a fiancate basse, usata nel Mediterraneo come nave da guerra: dai tempi dei romani sino alla fine del XVI° secolo. Alla stessa famiglia appartengono: la SAETTIA con scafo lungo, remi lunghissimi, tre vele latine. Velocissima viene usata per l'esplorazione, la scorta ed all'occasione per il traffico e la corrispondenza. La GALEAZZA lunga settanta metri, più grande della galea, con tre vele, alte fiancate, molti cannoni; può trasportare 1.000 uomini tra soldati, marinai e rematori. La GALEOTTA galea piccola e veloce
spesso con due vele, si affida al remo ed al vento. La FUSTA con scafo fino ed affusolato; viene utilizzata per la guerra di corsa: ha da 18 a 22 banchi di rematori ed un solo albero, vela latina e polaccone ( vela triangolare di prua, ottima per andare di bolina e per poggiare ), è armata con uno spingardone a prua e con 8\10 piccoli pezzi di artiglieria posizionati su forcelle.
INGEGNERE: negli eserciti è lo specialista nelle opere di fortificazione e dell'arte dell'assedio; dalla voce latina ingegnum che significa machina militare murale.
LANZICHENECCO: fante tedesco armato di picca o di alabarda, di una spada o daga corta e larga, con il corsaletto sul petto e la barbuta o il morione in testa.
MARESCIALLO: vocabolo di origine tedesca; titolo di suprema dignità militare. La voce si adopera sovente congiunta ad un ufficio determinato come " maresciallo di campo ".
MORIONE: tipo particolare di elmo, in uso nella prima metà del 1500, destinato ai soldati appiedati in servizio come guardaportone o di scorta.
MOSCHETTO: arma da fuoco evoluta dall'archibugio; aveva un calcio che permetteva di appoggiarla alla spalla ed ottenere, così, più precisione di tiro. Con modifiche e miglioramenti è giunta fino ai nostri giorni.
PICCA: lunga asta con punta di ferro e due lame taglienti usata dalla fanteria. La picca normale è linga circa 2,22 metri; mentre la picca lunga varia de 3,5 a 6 metri e deve essere usata con ambo le mani. Introdotta in Italia dagli Svizzeri, è stata usata fino alla fine del secolo XVII°.
STOCCO: un tipo di spada dalla lama affusolata e robusta, adatta ai colpi di punta.
TERCIO: termine usato nell' esercito spagnolo per descrivere un tipo misto di fanteria. Composto da circa 3.000 uomini tra picchieri e moschettieri. Era, principalmente, formato con soldati professionisti, disciplinatissimi e molto combattivi e costituiva il nerbo dell'esercito. Con questo nome era indicata ai primi del 1900, la Legione Straniera Spagnola, ora detta Legione Spagnola.
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 5:28 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Appendice Seconda Rispondi citando

ANTICHE ERBE E PIANTE OFFICINALI DEL MONTE ARGENTARIO

Abbiamo visto nel capitolo nono la relazione di Simone di Giacomo Tondi sul Monte Argentario. In questa relazione sono menzionate delle erbe e piante officinali, ricercatissime da medici e speziali, e citate con i nomi usati in quel tempo.
Ho voluto fare una ricerca, avvalendomi di internet, per vedere se quelle erbe e piante sono conosciute ai giorni nostri.

PEONIA: famiglia peoniacee. E' una pianta erbacea perenne alta fino a 60 centimetri. Predilige i pendii montani rocciosi, dove si presenta in piccoli gruppi. Impiegata un tempo per la produzione di sciroppi contro l'asma e la tosse, la peonia è una pianta velenosa se parti di essa vengono ingerite.
E' caratterizzata da un robusto e profondo rizoma fusiforme, fusti lisci ed eretti con un unico grande fiore alla sommità di colore rosso cremisi nella varietà spontanea, di gradevole odore e comparsa fra maggio e giugno.
RAPONTICO ( RABARBARO ): della famiglia delle poligonacee. In erboristeria e liquoreria viene impiegata la radice dal sapore amaro. Essiccata e ridotta in polvere viene utilizzata a scopi medicinali ( tonico e purgativo ). la qualità migliore è quella cinese ( Rheum palmatum L. ).
SOLDANELLA: famiglia delle primulacee; fiorisce nei mesi di giugno e luglio; i suoi frutti maturano nei mesi di agosto e settembre; la sua radice è nota per le qualità purgative.
TURBITH o CONVOLVOLUS TURPETHUM: della famiglia delle convolvulacee
la radice secca ha effetti purgativi e di drastico irritante.
BENNIGRO: non sono riuscito a trovare informazioni in merito.
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 6:26 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Appendice Terza Rispondi citando

DOCUMENTI

Vengono di seguito riportati due documenti tratti da: Storia Documentaria dei Reali Presidios di Toscana. Opera di Monsignor Pietro Fanciulli che ringraziamo. ( vedasi bibliografia ).

Il primo documento è in lingua spagnola che ho cercato di tradurre al meglio....
DALLA LETTERA DI DON fRANCES DE ALAVA, datata Orbetello 9 luglio 1551 ( AGS, Nàpoles, leg 1040, f.155; par.9 )
.... La Roca y tierra de Porto Hércules es la cosa mas perdida que yo he visto en mi vida en ninguna parte, en la montana que està en çima la rrocca, tiene V.S. El mejor sitio del mundo para hazer una cossa impraticabile y no ha mucha costa y de materiales avrà harta mas comodidad que a V.S.
Allà han dho, porque lo principal que es tierra cal y arena y piedra, està muy çerca y en lo de agua non serà muy difiçil de conducirla o de una fuente que està a una milla por condutor de lena que ay gran comodidad de hazerlos, o con barquillas del piè del puerto que hay dos fuentes grandes y de alli con gruas come se haze ay en Siena, y prometo a V.S. que es el mas lindo que en toda mi vida he visto demas de ser tan importante como V.S,, sabe mejor.
Libera traduzione
La rocca ed il territorio su cui sorge Porto Ercole sono la cosa più sperduta che abbia mai visto da nessuna parte in vita mia. Sulla montagna che si erge al di sopra della Rocca, V.S. dispone del luogo migliore del mondo per realizzare qualcosa di inespugnabile e non ci saranno grandi spese per quanto riguarda i materiali, ne troverà in gran quantità, molto di quanto avete là ( a Siena ) (oppure di quello che vi hanno detto là a Siena), poiché terra, calce, sabbia e pietra in particolare sono tutti materiali a portata di mano e quanto all'acqua, non sarà molto difficile trasportarla da una fonte che si trova ad un miglio o per mezzo di una conduttura di legno che si potrà fare comodamente oppure dal porto con piccole barche. Ci sono infatti due fonti grandi e da lì con un marchingegno, come si fa a Siena e garantisco alla S.V. Che è il paese più grazioso che abbia visto in tutta la mia vita oltre ad essere tanto importante, come sa meglio V.S.

RELAZIONE DEL MARCHESE DI MARIGNANO A SUA MAESTA' SULLA OCCUPAZIONE DI PORTO ERCOLE.
da Porto Ercole 18 giugno 1555
(AGS, EP,leg 1445, 44, f. 167 p. 50)

Alla sacra Cesarea e Cattolica M.tà
Sire. Dopo baciato umilmente le mani della M.tà v.ra, avvisai la M.tà v.ra come io andava all'impresa di Port' hercole, quale ho trovato ben munito con Piero Strozzi dentro, che aveva fatto otto forti di fuera, havendo pigliato la summità delli monti di maniera che non se gli poteva accampare nemmeno sbarcare l'artiglieria. Per questo mi rivolsi una notte di tentare il forte chiamato santo Hippolito, che era il più eminente et così per via indiretta e fastidiosa gli andai et con l'aiuto di Dio et la buona fortuna della M.tà v.ra presi detto forte con mandare a malo duecento soldati che gli erano dentro, così questo luoco mi dette la comodità di accamparmi, l'altra notte feci il medemo a un altro forte nominato l'Hercule che è un isolotto per contro Port' hercole che me impediva di sbarcare dell'artiglieria, piacque a Dio che si prese il luoco, et sbarcata l'artiglieria, battei il forte dello Stronco et dattoli l'assalto li nemici lo difesero gagliardamente, et hebbi danno de feriti assai, ma pochi morti, et il danno dei nemici fu maggiore assai, ma appropinquatosi per tappare detto forte li nemici fugirno fuora per una falsa porta, ma visti dalle guardie nostre, furno seguitati e furno ammazzati da ducento uominj che dette ali nemici gran terrore messi poi la batteria al forte dell'Aultore et la notte se ne fuggì lo Strozzo con una galera, e dalli xvij di questo essendosi per dar l'assalto all'Aultore li nemici fecero cenno di rendersi, ma non ebbero tempo che li nostri entrorno dentro.
Mi parve poi che li nemici fossero avviliti, di manera che io spinsi l'esercito avanti alla volta di Port'hercole, qual subito si prese, medemamente il forte sopra Port'hercole. Francesi si ritirorno nella roccha della terra, nel medesmo tempo mandai al forte della galera e di s(an) Erme che fecero il medemo. Questa mattina ho poi avuto la roccha di Port' Ercole con salvare le persone sole dei Francesi che erano circa trenta: ma volsi nelle mani li ribelli della M.tà v.ra e dell'Ill.mo Duca di Fiorenza, si è trovato il conte Ottobono del Fiescho quale ho dato al S.r. principe d' Oria, per esser ribello dei Genoesi, et li fiorentini al S.r. Duca.
Così con l'aiuto di Dio in un giorno si è finita una guerra che doveva durare molti mesi. Io darò quello migliore ordine al resto che potrò, poi me n'andarò a Fiorenza a curarme della mia indisposizione per poter poi meglio servire alla M.tà v.ta alla quale mi è parso dar conto del tutto supplicandola ad avermi per raccomandato. Et con questa umilmente me le raccomando pregando N.S. Dio le dia luonghi e felici anni.
Del felicis.mp ex.to a port'hercole li xviij di Giugno MDLV - Di V. M.tà umilissimo servitore. Io Jacobo de Medici.
Se le haga una graziosa res (puest) a.
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MessaggioInviato: Gio Dic 02, 2010 6:36 pm    Oggetto: La Storia di Porto Ercole - Appendice IV^ - Biografie Rispondi citando

LE VITE E LE IMPRESE MILITARI DI ALCUNI PROTAGONISTI DELLA GUERRA DI SIENA E DELL'ASSEDIO DI PORTO ERCOLE

CARLO V°

Carlo V° nacque a Gand (nell'odierno Belgio) il 24 febbraio 1500, figlio secondogenito dell'Arciduca d'Austria Filippo - detto il Bello - e di Giovanna
detta - la Pazza - figlia dei re cattolici di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia.
Carlo raccoglerà l'eredità dei nonni materni e paterni ed accentrerà in una sola persona un immenso potere derivatogli dai possedimenti europei ed americani.
Protagonista della guerra contro la Francia di Francesco I° ne sbaraglia l'esercito, il 24 febbraio 1525, nella battaglia di Pavia, riuscende a prendere prigioniero lo stesso Francesco.
Pur essendo chiamato - il Re Cattolico - non impedì che Roma venisse messa a sacco dalle sue truppe luterane nel maqggio del 1526.
Il 24 febbraio 1530, papa Clemente VII° Medici gli pose sul capo la corona imperiale; Carlo, nello stesso anno, dopo un lungo assedio, restaurò a Firenze la famiglia de'Medici che ne era stata cacciata nel 1527.
Per controbattere la poderosa spinta degli eserciti Ottomani che avevano raggiunto Vienna ed il Danubio, l'Imperatore occupò Tunisi nel luglio del 1535, ma nel 1538, nella battaglia navale della Prevesa, la flotta ispano\pontificia subì una vergognosa sconfitta.
Combatté per un decennio 1543 - 1555 contro i principi protestanti supportati dalle armate francesi; finché il 25 settembre 1555 venne firmata la pace di Augusta.
Tra l'ottobre 1555 ed il gennaio 1556, Carlo abdicò a tutti i suoi domini designado il fratello Ferdinando a succedergli negli Stati Ereditari d'Austria come imperatore e lasciando al figlio Filippo II° il trono di Spagna con i domini di Italia e Fiandra e tutte le colonie.
Morì a Yuste, in Estremadura, il 21 settembre 1558.
I suoi titoli: Principe dei Paesi Bassi (1506-1556); Carlo I° di Spagna (1516-1556); Carlo IV° re di Napoli (1516-1556); CarloII° re di Sicilia
(1516-1556); Carlo V° imperatore del Sacro Romano Impero (1519-1556).
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