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Un isola di nome "Barr Musa kebir"

La tragedia del Macallè nasce da una diabolica combinazione tra la parte finale della navigazione verso nord, una particolare condizione meteorologica e il grado di intossicazione dell'equipaggio, comandante e ufficiali di rotta compresi. Come ho già detto, alle 16 del  10 Giugno 1940, il Macallè salpa da Massaua e fa rotta verso nord per raggiungere i dintorni prospicienti Port Sudan in circa 55 ore. Tra l'11 e il 12 non si poté fare il punto nave per via del cielo nuvoloso, e contemporaneamente verso la fine del terzo giorno di navigazione cominciarono i primi sintomi di intossicazione proveniente dal personale della camera di lancio di prua. Il comandante Morone decide per una emersione rapida e quindi ventilare i locali e lasciare respirare il personale colpito dal cloruro di metile lasciandolo prendere aria dal boccaporto che da sulla coperta, viene anche somministrato latte a tutto l'equipaggio, ma il 13 sono quasi arrivati a destinazione e navigare a quota periscopica è troppo pericoloso. Il gas  inquinante allora si impossessa realmente del sommergibile e tutto l'equipaggio chi più chi meno, compreso il comandante e gli ufficiali, soffrono tutti i sintomi peggiori dell'avvelenamento  e cioè quelli invisibili.
All'alba del 14 il comandante commette un errore di valutazione su un avvistamento e non avendo avuto modo due giorni prima di poter fare il punto nave con precisione crede di essere nelle vicinanze delle secche di Sangeneb, invece si trovavano su faro di Hindi Gider, l'intossicazione intanto peggiorava e arrivata ad un livello esasperante, Morone decide che se non si riesce a ventilare i locali in modo più che sufficiente, sarebbe tornato alla base, non avendo più un equipaggio nelle piene facoltà mentali.


Un esempio della intricata rete di isole e secche della costa occidentale del Mar Rosso e una foto di alcuni uomini dell'equipaggio del Macallè a Massaua

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