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Un isola di nome "Barr Musa kebir"

Barr Musa Kebir è un isolotto di sabbia visibile sulle carte, ma difficilmente avvistabile dal mare in quanto molto basso, delle dimensioni pressappoco di un campo di calcio, e meno che mai quella notte fra il 14 e 15 Giugno esattamente alle 2.35

L'errore di identificazione del faro del giorno precedente fu fatale e il Macallè si incagliò violentemente sull'isola. Dopo vari, ma inutili tentativi di disincaglio, il comandante prima che il sommergibile cominciasse a scivolare inesorabilmente verso il fondo, ordinò prima di portare sull'isolotto materiali, acqua e viveri e infine dopo aver distrutto cifrari e documenti vari l'"abbandono nave".
Una volta sbarcati sull'isola gli uomini del Macallè assistettero impotenti all'affondamento di quello che era stato la loro casa, ma anche della loro unica possibilità di ritorno, perché purtroppo nella fretta non fu possibile inviare a Massaua nessun messaggio di richiesta di soccorso.


Una foto Di Paolo Costagliola nel Giugno 1940 a Massaua

La mattina del 15 Giugno è il giorno delle decisioni, su quell'isola le possibilità di sopravvivenza erano scarsissime, il sole rovente e la mancanza di vettovaglie era la cosa più preoccupante, ma non meno pericolosa era la ovvia presenza nel settore di incrociatori inglesi, senza contare che molti uomini dell'equipaggio erano ancora debilitati dall'intossicazione da metile.
Mentre gli uomini cercavano di improvvisare ripari dal sole, il comandante e gli ufficiali decisero di organizzare una spedizione per chiedere soccorso. Paolo Costagliola, nocchiere e timoniere d'attacco, come risulta anche da documenti ufficiali della Marina Militare, si offrì volontario per la missione, gli altri due erano il guardiamarina Elio Sandroni ufficiale di rotta e il nostromo Reginaldo Torchia (su alcune documentazioni ritrovate risulta "Tochia", ho preso il nome direttamente dalla copia ufficiale della motivazione di merito della Marina a Costagliola dove compaiono anche gli altri due nomi).
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